Archivio per la categoria ‘separazione’

Presentare ai figli il nuovo compagno o la nuova compagna?

Ripubblico quest post vecchio di un anno, per l’interesse suscitato nei lettori dalla tematica in questione e la ricchezza delle storie di vita che sono state narrate.

 

E’ questa una domanda che molti genitori si pongono. In generale, si possono dire tre cose:
a) non avere troppa fretta, soprattutto quando non siamo sicuri noi di ciò che vogliamo fare. I bimbi hanno già sofferto abbastanza a causa della separazione, perché esporli ad ulteriori sofferenze? Si affezionano facilmente ad altre persone, come ci rimarrebbero se dopo un po’ il nuovo amico/la nuova amica di mamma o papà non si facesse più vedere?
b) Se invece la scelta è consolidata e abbiamo la ragionevole convinzione (non certo la certezza matematica!) che la storia è seria, allora sì: i figli hanno il diritto di condividere le scelte della nostra vita, soprattutto se sono grandicelli. Attenzione tuttavia a non chiedere al compagno/a di fare da papà o mamma. Questi esistono già e devono svolgere il loro ruolo!
c) E se invece non ho trovato un nuovo compagno stabile? Si può uscire con l’amico (anche se poi è un’amica o viceversa) … mica ci sarà bisogno di dire tutto, no?

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Né vincitori né vinti

I genitori che vogliano separarsi o siano già separati sanno di dover mantenere una relazione adeguata per potere occuparsi della crescita dei figli. Spesso tuttavia gli incontri per prendersi cura del destino dei figli  sono condizionati dal volere rimanere nella logica del vincitore e del perdente e della contrapposizione. In questo modo gli animi si esacerbano e la relazione s’interrompe.

Perché ciò non accada occorre passare a uno stile collaborativo, mettendosi in ascolto di bisogni e interessi, chiaramente espressi oppure fatti solo intuire.

Quando si decidono cose riguardo la quotidianità, spesso il papà dice A e la mamma dice B. Una strada possibile è di scegliere tra una e l’altra posizione, ma in questo modo per esempio la mamma si sentirà vittoriosa e il papà perdente. Il papà dovrà rinunciare al proprio territorio e far sì che l’altra lo occupi: sarà frustrato per questo e riterrà di doversi in un qualche modo rivalere e la mamma potrà magari credere di potersi vendicare rispetto a quella volta i cui invece ha avuto la peggio. Naturalmente i ruoli di vincitore e perdente sono del tutto intercambiabili.

E in figli in tutto questo “gioco” come ne usciranno? Che tenuta avranno gli accordi frutto di un prevalere da una parte e di un rinunciare, dall’altra?

Un’altra possibilità è la strada della negoziazione, in cui si è invitati ad esplorare altre possibilità, altri territori diversi dai precedenti. Si tratta di un “territorio terzo” a cui entrambi i genitori possono approdare dopo avere espresso sentimenti e giudizi: un territorio comune. Non ci sarà più un vincitore e un perdente, ma persone che – mediante la fatica del confronto e del dialogo – giungono a una decisione che è percepita come “la nostra decisione”. In questo modo, gli accordi (i “nostri” accordi) avranno chances maggiori di durare nel tempo.

Tifare per il dialogo è meglio

La mediazione familiare può essere descritta come un training in cui i genitori, riscoprendo il dono della parola su cose concrete (quando e come comunicare ai figli la decisione di separarsi; l’organizzazione quotidiana e il calendario dei tempi; il racconto di quello che i figli fanno e dei sentimenti che esprimono, i bisogni che emergono; le regole di vita condivise – quando e cosa guardare alla tv, per esempio -; il tema della scuola; il ruolo dei nonni e delle altre figure affettivamente significative; ecc.), imparano a relazionarsi, non più come coniugi o conviventi ma, appunto, come genitori.

Il mediatore ha la funzione di agevolare il dialogo e aiutare la coppia separata o in via di separazione a chiarire tutti i fraintendimenti che sono sul campo. Un esempio di fraintendimento o meglio di pre-giudizio è il ritenere che l’altro – non essendo stato un coniuge adeguato – non potrà essere per ciò stesso un bravo genitore.
A volte la situazione si complica quando la vicenda separativa si configura come una partita di calcio in cui i tifosi (o facinorosi), non contenti di come gli atleti stiano giocando o non soddisfatti dell’operato dell’arbitro, invadono il campo per fare valere i propri presunti diritti. Al di là di metafora, non è raro che le famiglie di origine degli ex-coniugi o altre figure di riferimento entrino in campo per fomentare il conflitto piuttosto che sostenere il dialogo. In questi casi si potrebbe ricordare ai genitori una frase che Enzo Biagi ripeteva spesso e che potrebbe essere riproposta alle famiglie di origine: “non datemi consigli, so sbagliare da solo”!

In questa situazione, il mediatore può rendersi disponibile anche nei confronti dei nonni , per aiutarli a riflettere su quale vantaggio possano portare queste guerre agite “per conto terzi” e se non valga invece la pena, per il bene dei nipoti, di trasformarsi a loro volta in agevolatori di dialogo tra gli ex-coniugi.

Anche su questo tema sono gradite le vostre esperienze!

Le nuove famiglie

Dopo la separazione, una relazione di coppia rappresenta per un adulto un nuovo inizio.

In primo luogo significa la possibilità di amare ancora  ed essere amati e ciò rappresenta il valore più grande. Poi vi possono essere altri elementi: la ricerca di un sostegno morale e anche economico; la ricerca di una sorta di risarcimento, soprattutto da parte di chi ha subìto la separazione, ovvero  il  “prendersi una rivincita” nei riguardi dell’ex-partner o della vita stessa. Che un elemento sia più o meno presente dipende dalla maturità della persona e dal cammino di consapevolezza che ha percorso dopo la crisi del rapporto coniugale o di convivenza.

In generale da una  nuova relazione scaturiscono stimoli nuovi, voglia di essere e di fare, serenità dopo il dolore della separazione, con una positività che si riversa sui figli. A volte porta con sè anche sensi di colpa perché ci si sente inadeguati nei confronti dei figli e si ha l’impressione (reale o apparente) di trascurarli.

Anche per i figli una relazione dei genitori con un nuovo partner rappresenta un inizio. In positivo può significare la ricchezza di nuovi legami affettivi e di nuove e diverse opportunità di crescita. In negativo, disorientamento per la perdita di riferimenti stabili; paura di abbandono; crisi di lealtà  e sensi di colpa (“cosa penserà il babbo se io gioco con il fidanzato della mamma?”); responsabilità inadatte alla propria età; affetto “soffocante” da parte dei genitori, solitudine …

Generalmente i bambini sanno bene adattarsi alle nuove situazioni, tuttavia non dobbiamo dare per scontato che un benessere esteriore o meglio un’apparente tranquillità, non celi un profondo disagio, che a volte si manifesta anche con atteggiamenti ricattatori nei confronti dei genitori.

Alcune indicazioni: attenzione a quello che un bambino dice e anche a quello che non dice ; attenzione particolare ai cambiamenti di comportamento.

Non pretendere che un figlio comprenda e accetti ciò che per noi è importante.

Un bambino ha bisogno di riferimenti stabili; di essere rincuorato e rassicurato riguardo l’amore di papà e mamma; di vedere nei fatti che l’amore per lui non è stato sostituito dall’affetto per il nuovo compagno/a. Ha pure bisogno di regole chiare e di genitori che diano e chiedano rispetto e assegnino responsabilità adeguate all’età.

Il modo migliore per aiutare i figli è formare un’alleanza collaborativa che porti i genitori a stimarsi l’un l’altra, ad accordarsi su una linea educativa comune e a sostenersi a vicenda.  Certo si tratta di una conquista più che di un punto di partenza; ad essa si giunge non per caso ma  attraverso un doveroso cammino di crescita.

Anche i nuovi partner sono chiamati ad essere adulti responsabili, in un’attenzione educativa nei confronti dei minori, che non interferisca con il diritto-dovere educativo dei genitori e anzi  lo faciliti e sostenga. Devono essere consapevoli che il loro amore sarà tanto più autentico quanto più faciliteranno la coppia genitoriale e sapranno anteporre alle proprie le esigenze dei bambini.

Pericolo contagio

Secondo lo studio di alcune università americane, se una coppia di parenti stretti o di amici divorzia, le probabilità che anche il nostro rapporto finisca aumenterebbero del 75 %. Mentre se la prossimità è inferiore (divorzio di conoscenti o di parenti “lontani”) le probabilità di un nostro fallimento matrimoniale scenderebbero al 33 %. Per il “contagio” non sarebbe necessaria la vicinanza fisica, ma solo quella emotiva.  Altro dato importante: i figli fungerebbero da ammortizzatore, diminuendo la probabilità di separazione.
Lo studio, condotto su un ampio gruppo di persone, è durato ben 32 anni.
Così è stato dimostrato ciò che più o meno sapevamo e cioé che  il divorzio è un fenomeno sociale e il suo avvento condiziona non solo la vita dei protagonisti, ma anche di parenti e amici. Basterebbe per questo la testimonianza di disagio di tante persone indirettamente coinvolte dall’evento separativo.
Preoccupa di più il dato dell’esistenza di un rapporto inversamente proporzionale tra numero di figli e probabilità di “contagio”. Non sarà che a qualcuno venga in mente di procreare solo per mettersi al riparo del fallimento del proprio rapporto di coppia?

(fonte)

Il mestiere della serenità

Ho ricevuto da una lettrice un contributo importante che riguarda i genitori separati (e non solo). Si tratta di un commento a questo post: lo pubblico integralmente perché possa aiutare anche altri.
Francesca ringrazia Dio perché i figli sono ” sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento”. Certo i bambini hanno una grande capacità di adattarsi per non perdere l’affetto dei genitori, anche rinunciando alle proprie esigenze; la comprensione delle dinamiche dello sviluppo, delle sofferenze che provano, delle ansie, ecc. deve essere tutta di noi adulti.

Che caso strano! anche io quando ho scoperto la relazione del mio compagno con l’altra donna era dicembre. del 2008, e a gennaio già viveva con lei. Mio figlio aveva sei anni. Purtroppo ho subito questa separazione inaspettata, soffrendo molto. Mio figlio ha visto il padre andarsene da un giorno all’altro, e non c’è stata nemmeno la giusta attenzione per lui che potesse compensare questo abbandono visto il poco tempo che gli dedicava, con tutte le difficoltà di poterlo gestire vivendo già con una nuova famiglia. Io ho preteso, chiedendo consiglio ad una nostra amica psicoterapeuta infantile, che fossero rispettati i tempi e i modi che credevo opportuni per una bambino della sua età e, a fatica, a costo di grandi litigate, sono riuscita ad ottenere quel minimo di attenzione che la situazione richiedeva, secondo una logica per me scontata, ma per lui ovviamente no, visto che andava ad interferire con la gestione della sua nuova vita. Credo i figli vadano protetti dai nostri
egoismi e soprattutto dalla superficialità, anche se senza dubbio (e grazie a dio!) sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento. Sono sicura che una mia più sana accettazione di quello che è accaduto, avrebbe aiutato mio figlio a vivere meglio la situazione, la loro serenità passa inevitabilmente attraverso la nostra, e questo è un lavoro che faccio ogni giorno con me stessa. L’obiettivo di restare uniti come coppia genitoriale è senza dubbio necessario ma in certe circostanze estremamente difficile, quando viene a mancare il rispetto che meriterebbero le persone che hanno condiviso con noi l’amore ed il “progetto” di un figlio.

Dov’è la mia casa?

Qual è il rapporto della persona con la casa? La casa è un elemento inseparabile della identità. Solo con il contributo della ‘mia casa’ come riferimento sicuro, spazio vissuto e sentito, posso crescere nella fiducia verso l’esistenza. Se questo è vero per tutti, ancora di più per i bambini, figli di genitori separati. Essere divisi tra due case o dover rinunciare alla casa nella quale si è cresciuti, significherebbe arrivare ad essere privati di se stessi e della propria umanità.  La “casa” risponde al bisogno psicologico di tenere uniti gli opposti e di preservare continuità e prevedibilità. Continuità significa per un bambino potere contare su punti di riferimento stabili: una casa dove abitare, orari per i pasti e il sonno, una routine che si ripete nel tempo e nello spazio. La prevedibilità significa potere pensare ad un futuro simile al presente, dando senso agli eventi ed evitare di perdere il controllo. I figli di genitori separati, sono già destabilizzati a causa delle trasformazioni in atto e in particolare dalla perdita dell’immagine della coppia genitoriale, è indispensabile non modificare completamente tutta la loro vita. Per questo occorre mantenere una casa di riferimento, la “loro” casa, così intrisa di valore per il suo mondo psichico soggettivo. Il trasferimento in altro luogo e il passaggio continuo da un luogo all’altro, potrebbe aumentare il senso di perdita e di vuoto già causato dal trauma della separazione.

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