Archivio per marzo, 2011

Tra papà e mamma scelgo … entrambi! – 2

Il The Vincent J. Fontana Center for Child Protection di New York ha condotto un progetto destinato ai figli di genitori separati o divorziati  per aiutare i ragazzi della middle school a non dover scegliere tra un genitore o l’altro (Andre K., Baker A. J. L., The Vincent J. Fontana Center for Child Protection N.Y., I don’t want to choose. How middle school kids can avoid choosing one parent over the other Kindred Spirits foundation 2009), quando per esempio la conflittualità tra ex coniugi è assai elevata. Il progetto propone ai ragazzi stessi di analizzare diverse situazioni che possano verificarsi in seguito alla separazione dei genitori, in presenza di una campagna di denigrazione dell’uno contro l’altra. Si tratta di uno strumento per riflettere e anche per trovare spazi e strumenti di espressione di pensieri ed emozioni. L’ideale sarebbe infatti partire dal lavoro personale dei ragazzi, individuale o in gruppo, per arrivare a spazi di confronto con gli adulti, genitori e/o altre persone di riferimento (insegnanti, animatori, ecc.).
La finalità è essere consapevoli che: a) è normale essere in difficoltà quando ci è richiesto di fare delle scelte; b) si ha il diritto di avere un rapporto costante con i propri genitori, anche se essi hanno fatto la scelta di separarsi (una scelta che, pur coinvolgendoci, compete loro);  c) abbiamo la possibilità di comprendere cosa stia accadendo, quali riflessioni ed emozioni ne possono derivare, quali scelte possiamo fare e a chi possiamo chiedere l’aiuto necessario.
In questo modo i ragazzi stessi, con l’aiuto di adulti fidati, imparano ad essere reattivi di fronte alle situazioni.
Questa proposta può essere utile anche per la realtà italiana, alla quale ho cercato di adattare esempi ed espressioni, ancora meglio se utilizzata in gruppi di ragazzi a scuola, in parrocchia, o in qualsiasi altro ambiente educativo, come pure in un ambito di aiuto presso Centri per la famiglia (gruppi per figli di separati), ecc. Il lavoro individuale è infatti sicuramente prezioso e anzi necessario, ma richiede già un certo “allenamento” a sapere guardare dentro se stessi. Tale lavoro dovrà essere incoraggiato e sostenuto.

Si presentano quindi diverse situazioni in cui un ragazzo potrebbe trovarsi e si stimola la ricerca di una soluzione personale, passando attraverso uno schema costante composto da 4 fasi:

  • Pensa in prima persona
  • Guarda alle possibilità che hai. Ricorda che puoi sempre scegliere
  • Ascolta il tuo cuore per essere fedele a te stesso e alle cose in cui credi
  • Usa gli aiuti che puoi trovare dentro te stesso e in tante persone

Per approfondire l’argomento: clicca qui

Può anche interessarti leggere: “Tra papà e mamma scelgo … entrambi!”

La carezza di Pasquale

L’incidente è banalissimo, come mille che avvengono per le strade. Daniel però ne è rimasto sconvolto. Convinto di avere causato la morte di amici, disperato fugge e vagola per i campi. A nulla valgono le ricerche di Forze dell’Odine e volontari e gli appelli accorati dei genitori: «Daniel, mamma e papà ti stanno cercando. Stai tranquillo, nell’incidente ci sono stati solo incidenti lievi … siamo molto preoccupati per te …». E’ il testo di un volantino fatto affiggere agli angoli delle strade. Il fratello urlava dall’elicottero dei Vigili del Fuoco le stesse parole, amplificate mediante un megafono. Inutile.

David è stato ritrovato dopo dieci giorni esanime, in posizione fetale, quasi a volersi proteggere dal freddo, dagli stenti e dal senso di colpa.

Una foto.  Pasquale, il padre di Daniel,  chino sul corpo del figlio. Una mano sfiora il capo del giovane; è una carezza che – come scrive Stefano Zecchi  (Panorama, 10 marzo 2011, 25) – commuove e sorprende perché la nostra società ha dimenticato il senso della paternità. Se oggi essere genitori è difficile, ancora più difficile è essere padri. A volte ci si sottrae per colpa o inadeguatezza, altre volte non si è affatto agevolati nell’esercizio di un diritto-dovere (si veda per esempio la storia di tanti padri separati). In questo modo si smarrisce chi agevoli il passaggio alla vita adulta, caratterizzata da autonomia e responsabilità,  capacità di scelta e di dono, fermezza e tenerezza, scoperta di valori guida e di traduzione degli stessi nella prassi.

Le donne di Modena sono forti

La contessa Rosa era una donna di bell’aspetto e di spirito pronto. Dopo avere frequentato il collegio dalle suore a Modena, dove coltivò l’amore per la musica e le lettere ereditato dal padre Carlo Testi, iniziò a frequentare i salotti nobili della città. Molti furono i suoi pretendenti, ma ella fece una scelta sfortunata, sposando un uomo dal brutto carattere e dedito al bere. Per questo la contessa si ritirò in campagna a Novi, presso il padre per dedicarsi ai figli, alle opere di carità e alla protezione dei patrioti perseguitati dal governo austriaco.
La contessa fu tra le prime a confezionare con le proprie mani le coccarde tricolori ed eseguì anche una bandiera che Ciro Menotti commissionò. Il duca, dopo avere fermato il patriota carpigiano, fece arrestare anche la nobildonna, nonostante questa avesse inghiottito un biglietto che sembra comprovasse il rapporto con i congiurati; fu strappata ai figli e condotta in una cella sporca e senz’aria. Ciò destò impressione viva nella gente e soprattutto in coloro che dalla contessa si erano sentiti beneficati e protetti. Sembra anche che tra la gente si cantasse questo ritornello:

Ciro Menotti l’è al cap di framasson

i l’han mné alla forca lighé com un birbon

e la contessa Rosa c’ha ga tgnù accurdon

par sua ricompensa i l’han misa in person.

Il duca, bontà sua, non fece tagliare la testa alla contessa, ma prima le permise una sistemazione più comoda, con la possibilità di rivedere i figli, di nutrirsi e di leggere. In seguito condannò la donna a tre anni di reclusione, da scontarsi nel monastero delle Mantellate a Reggio Emilia (un forte dello Stato Estense).
Ecco la sentenza:

Il tribunale … si è riunito per giudicare la contessa Testi in Rangone di anni 39 …, imputata di complicità nella rivolta successa in Modena nella notte del 3 febbraio 1831 per avere cucito per commissione del capo ribelle Ciro Menotti una bandiera bianca rossa e verde con scienza che la medesima servir dovesse alla rivolta e di non aver rilevato un sì atroce delitto diretto a pregiudizio di S.A.R. Francesco IV nostro veneratissimo sovrano

18 giugno 1831

Furono fatti diversi tentativi perché la pena fosse ridotta, ma senza esito. Sembra che in occasione del matrimonio della figlia, la stessa contessa domandò al Duca di potervi assistere ed egli lo concesse, in cambio che ella si riunisse definitivamente al marito. La donna rifiutò. 

Scontata la pena, continuò a coltivare gli ideali di libertà e si racconta di un giorno in cui la contessa vide un ragazzo fuggire con il volto insanguinato. Chiestogli il motivo della fuga, rispose che era inseguito dalle guardie ducali per avere cantato “Viva l’Italia, viva la libertà”. La nobildonna pensò bene di nascondere il ragazzo sotto le ampie gonne e dare indicazioni sbagliate agli inseguitori. 

Rosa morì il 12 novembre 1859. 

 

(dalla testimonianza della pronipote Elena Sidoli in “Il pensiero mazziniano”) 

Il figlio di Houdini (consigliato dal mio amore)

Dalla finestra scorgo batuffoli lievi che galleggiano nell’aria. Non ricordo di averli già visti, ma riecheggiano ancora in me le risate di gioia della mamma. E’ per questa meraviglia bianca che lei e papà, pazzi di gioia ballavano sul prato? La mamma rideva e anch’io ridevo, dentro alla sua pancia.
Non ho voglia di chiudere gli occhi e di dormire con gli altri, in fila come tanti soldatini.
Chissà se quei fiocchi di neve (lo so che non sono batuffoli) saranno freschi sul mio viso; vorrei acchiapparne qualcuno con la lingua e poi un altro e un altro ancora, come latte … caldo?

Tra me e lo stupore, solo un piccolo pulsante rosso.

Addio, amata Cecchina

Il 3 febbraio 1831 Ciro Menotti, dopo aver radunato una quarantina di congiurati nella propria casa per organizzare l’insurrezione (moti di Modena), venne arrestato dalle guardie del Duca Francesco IV, che inizialmente sembrava voler appoggiare la rivolta, probabilmente per mire espansionistiche (un regno dell’Alta Italia). Quello di Asburgo-Este fu un vero voltafaccia, forse per paura degli Austriaci e forse anche per timore di perdere i propri privilegi.
La cattura fu rocambolesca. Le guardie del duca spararono solo pochi colpi. Ciro si buttò dalla finestra della propria casa nell’attuale Corso Canalgrande, ma rimase ferito. In un primo tempo Francesco IV lo portò con sé a Mantova (dove vi furono vani tentativi di liberazione da parte dei carbonari locali) e poi lo ricondusse a Modena.
Ciro Menotti fu condannato a morte mediante impiccagione e giustiziato il 26 maggio 1831 al Baluardo della Cittadella.
Nell’attuale piazza Roma, di fronte al palazzo del Duca, Ciro Menotti continua a guardare sprezzante verso l’alleato voltafaccia.


Non sono tuttavia parole di odio o vendetta le ultime prima di essere condotto trentatreenne al patibolo, ma di affetto nei confronti della moglie Francesca Moreali e dei figli Achille, Polissena, Massimiliano e Adolfo.


Alle 5 e mezza ant. del 26 maggio 1831.
Carissima moglie. La tua virtù e la tua religione siano teco, e ti assistano nel ricevere questo foglio. Sono le ultime parole dell’infelice tuo Ciro. Egli ti rivedrà in più beato soggiorno. Vivi ai figli e fa loro anche da padre: ne hai tutti i requisiti. Il supremo amoroso comando che impongo al tuo cuore è quello di non abbandonarti al dolore, studia di vincerlo e pensa chi è che te lo suggerisce e te lo consiglia. Non resterai che orbata di un corpo, che pure doveva soggiacere al suo fine, l’anima mia sarà teco unita per tutta l’eternità. Pensa ai figli e in essi continua a vedere il loro genitore: e quando saranno adulti dà loro a conoscere quanto io amavo la patria. Faccio te interprete del mio congedo con la famiglia. Io muoio col nome di tutti nel cuore: e la mia Cecchina ne invade la miglior parte.
Non ti spaventi l’idea dell’immatura mia fine. Iddio che mi accorda forza e coraggio per incontrarla come la mercede del giusto, Iddio mi aiuterà al fatal momento.
Il dirti di incamminare i figli sulla strada dell’onore e della virtù, è dirti ciò che hai sempre fatto: ma te lo dico perché sappiano che tale era l’intenzione del padre, e così ubbidienti rispetteranno la sua memoria. Non lasciarti opprimere del cordoglio; tutti dobbiamo quaggiù morire.
Ti mando una ciocca dei miei capelli, sarà una memoria di famiglia. Oh buon Dio, quanti infelici per colpa mia! Ma mi perdonerete. Do l’ultimo bacio ai figli: non oso individuarli perché troppo mi angustierei: tutti quattro e i genitori e l’ottima nonna, la cara sorella, e Celeste, insomma dal primo all’ultimo, vi ho presenti. Addio per sempre, Cecchina, sarai, finché vivi, una buona madre dei miei figli! In quest’ultimo tremendo momento le cose dì questo mondo non sono più per me. Speravo molto: il Sovrano …. ma non son più di questo mondo. Addio con tutto il cuore, addio per sempre; ama sempre il tuo Ciro .
L’eccellente Don Bernardi, che mi assiste in questo terribile passaggio, sarà incaricato di farti avere queste ultime mie parole. Ancora un tenero bacio a te e ai figli finché resto terrena spoglia: agli amici che terran cara la mia memoria raccomando i figli. Ma addio, addio eternamente. Il tuo Ciro.

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: