Archivio per aprile, 2010

Il mestiere della serenità

Ho ricevuto da una lettrice un contributo importante che riguarda i genitori separati (e non solo). Si tratta di un commento a questo post: lo pubblico integralmente perché possa aiutare anche altri.
Francesca ringrazia Dio perché i figli sono ” sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento”. Certo i bambini hanno una grande capacità di adattarsi per non perdere l’affetto dei genitori, anche rinunciando alle proprie esigenze; la comprensione delle dinamiche dello sviluppo, delle sofferenze che provano, delle ansie, ecc. deve essere tutta di noi adulti.

Che caso strano! anche io quando ho scoperto la relazione del mio compagno con l’altra donna era dicembre. del 2008, e a gennaio già viveva con lei. Mio figlio aveva sei anni. Purtroppo ho subito questa separazione inaspettata, soffrendo molto. Mio figlio ha visto il padre andarsene da un giorno all’altro, e non c’è stata nemmeno la giusta attenzione per lui che potesse compensare questo abbandono visto il poco tempo che gli dedicava, con tutte le difficoltà di poterlo gestire vivendo già con una nuova famiglia. Io ho preteso, chiedendo consiglio ad una nostra amica psicoterapeuta infantile, che fossero rispettati i tempi e i modi che credevo opportuni per una bambino della sua età e, a fatica, a costo di grandi litigate, sono riuscita ad ottenere quel minimo di attenzione che la situazione richiedeva, secondo una logica per me scontata, ma per lui ovviamente no, visto che andava ad interferire con la gestione della sua nuova vita. Credo i figli vadano protetti dai nostri
egoismi e soprattutto dalla superficialità, anche se senza dubbio (e grazie a dio!) sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento. Sono sicura che una mia più sana accettazione di quello che è accaduto, avrebbe aiutato mio figlio a vivere meglio la situazione, la loro serenità passa inevitabilmente attraverso la nostra, e questo è un lavoro che faccio ogni giorno con me stessa. L’obiettivo di restare uniti come coppia genitoriale è senza dubbio necessario ma in certe circostanze estremamente difficile, quando viene a mancare il rispetto che meriterebbero le persone che hanno condiviso con noi l’amore ed il “progetto” di un figlio.

Hikikomori

Interessante mostra fotografica presso l’ex-ospedale S. Agostino a Modena. Nella mostra è inserita la proiezione di un breve filmato di Francesco Jodice su un fenomeno sociale giapponese assai preoccupante. Gli Hikikomori (parola che significa “nascondersi nel proprio guscio”) sono i giovani (soprattutto maschi) che che si chiudono in casa e rifiutano ogni contatto reale con l’esterno. L’attenzione è assorbita totalmente da computer, videogiochi, chat (si è Otaku, cioé “interessati a una sola cosa”). Nelle interviste alcuni giovanissimi affermano che comunicare è difficile e incontrare persone nuove fa stare male. Si ha paura del mondo di fuori. Molto meglio stare nella propria camera, anche se si è tristi e soli, senza sapere cosa fare della propria vita. A volte si dà colpa agli altri, dai quali non si riceve sufficiente aiuto e sostegno. Ci si ribella anche ai genitori (in particolare al padre), capaci solo di lavorare come bestie per fare sempre più soldi, disinteressandosi così di quello che i figli fanno. Questi padri pretendono solo che si cerchi un lavoro remunerativo; sono solo capaci di sgridare. In casa non parlano e insegnano in questo modo a non reagire davanti agli eventi.
I giovani di cui stiamo parlando preferiscono dormire, perché “è più confortevole”. Rabbia ed emozioni sono represse. Qualcuno si considera malato, qualcun altro afferma che tutti i coetanei “nascondono un piccolo desiderio di morire”. Una provocazione che supera i 10.000 Km che ci separano da Tokio.

“Tre” – 11 aprile – 30 maggio 2010. Modena, Ex Ospedale Sant’Agostino. Ingresso gratuito.

Il demone del commercio

«Uffa che noia, uffa che barba» è la tv di oggi, non quella di Raimondo Vianello: un artista educato, ironico e autoironico. Capace di muoverti al sorriso solo con il suo apparire in video. Un parente buono capace di fugare con una battuta le ansie della vita.
Mi commuove la sua morte e mi rattrista non ci sia più la tv di quando ero bambino, quando anche un carosello era un grande spettacolo.
Oggi gli spettacoli sono altri, noi vi assistiamo perché non abbiamo voglia di pensare o abbiamo venduto l’anima al demone del commercio.

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