Articoli con tag ‘figli del divorzio’

Tra papà e mamma, scelgo … entrambi!

I programmi di prevenzione all’abuso infantile sono centrati su quattro aspetti fondamentali, le cosiddette 4 “R”:  Riconoscere; Resistere; Riferire; Rassicurare.
Nel caso di prevenzione dell’abuso emotivo che deriva dal non avere la possibilità di relazionarsi in modo costruttivo ad entrambi i genitori e alle rispettive famiglie di origine, Riconoscere può significare individuare i propri sentimenti di fronte a un litigio dei genitori, o – se questi sono separati – nei riguardi dell’assenza fisica e/o psicologica di uno dei due. Può significare anche  riconoscere un atteggiamento costantemente ostile dell’uno nei confronti dell’altro e il tentativo di essere coinvolti in un progressivo allontanamento da uno dei genitori e delle emozioni che questo fatto produce.
Resistere può significare sapere dire no a una situazione conflittuale troppo pesante, saper prendere le distanze da un’aggressività non controllata, sapere esprimere verbalmente il proprio disagio. Nel caso di separazione, sapere dire no a eventuali tentativi manipolatori che vorrebbero portare a mettersi contro un genitore, saper dire no ai giudizi malevoli e denigratori di un genitore contro l’altro.
Riferire può significare confidarsi con un adulto di fiducia, quale può essere per esempio un un’insegnante, in riferimento ad una situazione dolorosa nella “famiglia intatta” o nella famiglia separata. Saper raccontare il proprio disagio per il fatto che si è stati messi nella condizione di dovere scegliere un genitore o l’altro.
Infine rassicurare può significare divenire consapevoli che se i genitori litigano e giungono alla decisione di separarsi non è colpa dei figli. Comprendere anche che non ci si deve mettere dalla parte di uno o dell’altro, ma che si può continuare a relazionarsi ad entrambi e che entrambi, anche
se non sono più marito e moglie, saranno sempre genitori.

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Dov’è la mia casa?

Qual è il rapporto della persona con la casa? La casa è un elemento inseparabile della identità. Solo con il contributo della ‘mia casa’ come riferimento sicuro, spazio vissuto e sentito, posso crescere nella fiducia verso l’esistenza. Se questo è vero per tutti, ancora di più per i bambini, figli di genitori separati. Essere divisi tra due case o dover rinunciare alla casa nella quale si è cresciuti, significherebbe arrivare ad essere privati di se stessi e della propria umanità.  La “casa” risponde al bisogno psicologico di tenere uniti gli opposti e di preservare continuità e prevedibilità. Continuità significa per un bambino potere contare su punti di riferimento stabili: una casa dove abitare, orari per i pasti e il sonno, una routine che si ripete nel tempo e nello spazio. La prevedibilità significa potere pensare ad un futuro simile al presente, dando senso agli eventi ed evitare di perdere il controllo. I figli di genitori separati, sono già destabilizzati a causa delle trasformazioni in atto e in particolare dalla perdita dell’immagine della coppia genitoriale, è indispensabile non modificare completamente tutta la loro vita. Per questo occorre mantenere una casa di riferimento, la “loro” casa, così intrisa di valore per il suo mondo psichico soggettivo. Il trasferimento in altro luogo e il passaggio continuo da un luogo all’altro, potrebbe aumentare il senso di perdita e di vuoto già causato dal trauma della separazione.

Cui prodest?

Io credo nella mediazione familiare e mi chiedo: cosa si oppone alla diffusione capillare della cultura della mediazione? Cosa impedisce ad una coppia di rivolgersi a un professionista per essere aiutata a recuperare il dialogo? Provo a rispondere. Innanzitutto credo che siamo figli di una cultura della competizione e della contrapposizione. Abbiamo bisogno di “vincere” in qualche modo per ottenere un risarcimento dalla vita o poter sanare le nostre ferite. E se non riusciamo da soli, demandiamo a un terzo il compito di mostrare a tutti che noi abbiamo ragione. Nel caso di divorzio, abbiamo biosogno di prenderci una rivincita e di affermare che non per colpa nostra è avvenuta la separazione. Abbiamo bisogno di gridare: ” io sono un  bravo genitore, non l’altro!”.
In secondo luogo, ci sono tanti interessi attorno a quella che Fiorin ha chiamato la “fabbrica dei divorzi”. Credo possiamo dire di più: tanti possono essere interessati a mantenere alto il livello della conflittualità … Che poi a farne le spese siano i “figli del divorzio” questo non sembra interessare più di tanto, nonostante tutte le dichiarazioni formali a difesa dell’infanzia. Senza considerare poi che questo meccanismo non sarà domani senza costi sociali.

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