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Presentare ai figli il nuovo compagno o la nuova compagna?

Ripubblico quest post vecchio di un anno, per l’interesse suscitato nei lettori dalla tematica in questione e la ricchezza delle storie di vita che sono state narrate.

 

E’ questa una domanda che molti genitori si pongono. In generale, si possono dire tre cose:
a) non avere troppa fretta, soprattutto quando non siamo sicuri noi di ciò che vogliamo fare. I bimbi hanno già sofferto abbastanza a causa della separazione, perché esporli ad ulteriori sofferenze? Si affezionano facilmente ad altre persone, come ci rimarrebbero se dopo un po’ il nuovo amico/la nuova amica di mamma o papà non si facesse più vedere?
b) Se invece la scelta è consolidata e abbiamo la ragionevole convinzione (non certo la certezza matematica!) che la storia è seria, allora sì: i figli hanno il diritto di condividere le scelte della nostra vita, soprattutto se sono grandicelli. Attenzione tuttavia a non chiedere al compagno/a di fare da papà o mamma. Questi esistono già e devono svolgere il loro ruolo!
c) E se invece non ho trovato un nuovo compagno stabile? Si può uscire con l’amico (anche se poi è un’amica o viceversa) … mica ci sarà bisogno di dire tutto, no?

All’ombra del tricolore

Il tricolore dei primati a Modena: 1797 metri, sorretto da 1800 persone (foto da https://www.facebook.com/cittadimodena)

Non è un paese per bimbi

Una pubblicità mostra una donna che – accompagnata dal suo uomo – si ferma davanti alla vetrina di un negozio di articoli per l’infanzia. La donna estasiata domanda “sai cosa mi piacerebbe?”. L’uomo trasalisce; è visibilmente preoccupato. La risposta della donna è inaspettata: “mi piacerebbero le scarpe che indossa la commessa”. L’uomo appare assai sollevato, quasi sembra darsi dello stupido per essersi angosciato dell’immaginario desiderio della donna di avere un figlio.
Ora è uscita un’altra versione dello spot, con lo stesso messaggio finale: acquista la tal auto, “tutto il resto può attendere”.
Un’altra pubblicità, della stessa casa automobilistica, mostra dei papà all’uscita della scuola: stanno aspettando i loro figli. Non tutti però, ma questo lo si scopre solo alla fine. Un bambino infatti che sembra correre verso un bel papà barbuto, si dirige da un’altra parte; ad abbracciare l’uomo è invece la bella e bionda maestra. Gli altri papà, dapprima gioiosi di abbracciare i figli che correvano loro incontro, cambiano espressione e sembrare rosi dall’invidia, nel confrontare la propria situazione con quella del fortunatissimo non-papà. Il messaggio finale toglie ogni ambiguità: “dalla vita aspettati di più”.
Quindi i figli sarebbero ostacoli più che arricchimento per la coppia? O semplicemente i pochi soldi che uno ha è meglio siano destinati a qualcosa di veloce e scattante (e probabilmente rateizzato)?
Mi rendo conto che non ci si possa attendere una comunicazione morale da uno spot pubblicitario e che si parla qui di tecniche di vendita, ma il mezzo che si sceglie per trasmettere un determinato messaggio è esso stesso messaggio e contenuto. E questo contenuto mi preoccupa.

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