Archivio per ottobre, 2009

Meglio della crescina è la crescenta (per un elogio dei 50 anni).

crescentaQuello dei 50 è un traguardo che offre indiscutibili vantaggi.

  1. Incontri qualcuno che ti saluta e tu non hai la più pallida idea di chi sia (ovviamente fai finta di saperlo … finché l’espressione basita non ti tradisce): ho 50 anni!
  2. Confondi episodi della giovinezza, quando un amico ti chiede: “ti ricordi quando …?”: ho 50 anni! E poi francamente ti sei sempre confuso.
  3. Sviluppo tragico dei primi due punti quando a qualcuno viene la bella idea di organizzare una rimpatriata di compagni delle medie. Tu osservi tutti, uno ad uno, ed esulti per averne riconosciuto il 70%. Ho 50 anni! Ti arrovelli riguardo gli altri che non hai riconosciuto, poi ti ributti sui tortelloni. E questo ti manda avanti, al punto 6.
  4. Vai a prendere un film al videonoleggio per godertelo in dolby surround. All’inizio ti sembra una scelta eccezionale: è un gran film. Passano altri venti minuti e inizi a notare qualcosa di famigliare (tra te e te o con chi ti è vicino, commenti: “questo regista non fa altro che ripetersi”). Alla fine del primo tempo, ti rendi conto di aver già visto il film due volte. Comunque non importa, tanto non ricordi come va a finire: ho 50 anni!
  5. Allo stesso modo ti sdrai sul divano per vedere un programma tv veramente interessante (e hai adottato le strategie più abili per convincere chi vive con te). Dopo 10 minuti, commenti: “hai visto che avevo ragione?”. Passano altri venti minuti e cominci a perdere qualche battuta. In un attimo ti ritrovi a lottare con tutte le tue forze per tenere gli occhi aperti ed infine, con un sussulto di dignità, ti alzi e auguri la buonanotte: ho 50 anni! L’indomani, immancabilmente, chiedi come sia andata a finire. Ed è solo il grande affetto di chi vive con te a farti risparmiare ulteriori umiliazioni.
  6. Ti guardi allo specchio e noti la pinguedine sempre più accentuata. Consideri che eri così anche a trent’anni, con la differenza che ora non t’importa più: ho 50 anni!
  7. E vogliamo parlare della tabula rasa che hai sulla testa? Già verso i 27 anni iniziavi a vedere allo specchio i primi riflessi. Progressivamente i riflessi sono diventati bagliori e ora è una luce accecante. Finalmente puoi risparmiare riguardo tutte le “crescine”del mondo: ho 50 anni! Pensi che meglio della crescina sia la crescenta. E questo ti riporta al punto 6.
  8. L’autunno spinge a belle passeggiate sulle colline, in mezzo ai filari di vite. I colori sono bellissimi e l’aria è tersa. Ti senti ispirato. Vorresti parlarne con chi cammina di fianco te. Provi ma poi le parole si spezzano e i tuoi polmoni reclamano ossigeno. Allora alzi il dito per chiedere silenzio ed ascoltare un verso lontano. Ho 50 anni!
  9. La coscienza o qualcuno ti suggerisce di fare un bilancio della tua vita. Sai, le solite domande: errori commessi, opportunità mancate, realizzazioni e cosette di questo tipo. Pensi allora che la vita media si è allungata. E rimandi ai 60 il bilancio: ho 50 anni!
  10. Infine, sei qui come uno stupido a scrivere delle belinate. Potresti dedicare il tuo tempo a cose più utili per te stesso e per il mondo. Dato che ho 50 anni!!
Annunci

Vive la France!

contro_omofobiaUna campagna francese contro l’omofobia mi è piaciuta. C’è la fotografia di una bella ragazza (qui c’è un pò della nostra debolezza di esteti) e una frase che recita più o meno così:

Ecco una ragazza che ama le ragazze.
Ma questa ragazza che ama le ragazze,
non ama le ragazze che non amano le ragazze
che amano le ragazze.

Questa frase è complicata, ma meno della vita di una studentessa omosessuale.

Questo manifesto, che esiste anche nella versione al maschile, fa parte di una campagna contro le discriminazioni all’interno del mondo universitario.

Vive la France!

Gli urlatori

scimmia urlatriceSecondo una recente indagine negli USA sono molti i genitori che considerano inaccettabile usare le mani come mezzo di correzione dei propri figli, “preferendo” invece le urla. Ciò avviene soprattutto alla sera, dopo il lavoro, quando la stanchezza rende difficile gestire con lucidità i capricci dei bambini. Il problema è che le urla possono provocare stress e nevrosi.

E’ fin troppo facile dall’esterno giudicare il comportamento dei genitori. Sarebbe più intessante dare voce alle diverse esperienze. Rivolgo quindi l’invito ad aprire un confronto: l’esperienza positiva di qualcuno potrà aiutare altri, anche se persone e situazioni sono diverse.

Musica e Vangelo

breschiFrancesco Beschi è il vescovo di Bergamo. Era stato vescovo ausiliario a Brescia e ancor prima direttore dell’Ufficio Famiglia di quella diocesi  (nomina di Bruno Foresti, già amato arcivescovo di Modena). Francesco è anche un bravo violinista. Sarà anche questa dote a renderlo persona sensibile e capace di ascolto? A tal punto da affermare in una pubblica assemblea di divorziati: «Carissimi in qualsiasi condizione vi troviate, prendetevi la responsabilità di essere cristiani e di stare profondamente nella nostra casa, di stare a testa alta nella Chiesa insieme a tutti gli altri. Siate protagonisti nella Chiesa e ricordate che voi siete la Chiesa, la nostra casa, e che voi dovete costruire questa casa!». Il vescovo ha continuato dicendo che anche nella condizione di divorziati si può vivere soggettivamente il cristianesimo in maniera coerente, anche più di altri che conducono una vita formalmente regolare. Francesco aveva esordito con una domanda: «qual è il problema più importante per la Chiesa? Quale la questione fondamentale? La questione fondamentale è la fede in Cristo crocifisso e risorto. Poi viene tutto il resto, anche la questione del matrimonio e del divorzio». Ha poi messo in guardia dai pericolo del familismo (la persona interamente sacrificata al bene della famiglia) e dell’individualismo.
E così ha concluso: la Chiesa è la casa di tutti i credenti, regolarmente sposati o separati che siano e a casa ci si può sfogare, si può esprimere ogni emozione, anche il dolore e la rabbia.
Davvero un bel concerto, Francesco!

Cui prodest?

Io credo nella mediazione familiare e mi chiedo: cosa si oppone alla diffusione capillare della cultura della mediazione? Cosa impedisce ad una coppia di rivolgersi a un professionista per essere aiutata a recuperare il dialogo? Provo a rispondere. Innanzitutto credo che siamo figli di una cultura della competizione e della contrapposizione. Abbiamo bisogno di “vincere” in qualche modo per ottenere un risarcimento dalla vita o poter sanare le nostre ferite. E se non riusciamo da soli, demandiamo a un terzo il compito di mostrare a tutti che noi abbiamo ragione. Nel caso di divorzio, abbiamo biosogno di prenderci una rivincita e di affermare che non per colpa nostra è avvenuta la separazione. Abbiamo bisogno di gridare: ” io sono un  bravo genitore, non l’altro!”.
In secondo luogo, ci sono tanti interessi attorno a quella che Fiorin ha chiamato la “fabbrica dei divorzi”. Credo possiamo dire di più: tanti possono essere interessati a mantenere alto il livello della conflittualità … Che poi a farne le spese siano i “figli del divorzio” questo non sembra interessare più di tanto, nonostante tutte le dichiarazioni formali a difesa dell’infanzia. Senza considerare poi che questo meccanismo non sarà domani senza costi sociali.

I bambini opachi

“Oggi i bambini sono troppo coccolati – mi dice Rosa – le mamme dovrebbero essere laterali al bambino”. Io non ho ben capito cosa significhi “essere laterali”, intuisco però, come sempre, un fondo di verità. Se è vero, come scrivevo qui, che i bambini non possono essere trasparenti, è altrettanto vero che un controllo eccessivo e costante, un’attenzione spasmodica ad ogni movimento, o addirittura il dividere in bocconcini la merenda, come è successo a Ferrara, non fanno bene al bambino. Tutt’altro.
L’assenza del padre non aiuta un rapporto equilibrato con i figli, se è vero che il padre è chiamato, con l’età scolare dei figli,  a “sottrarre” il figlio alla madre, cioé al rapporto simbiotico con lei, per aiutarlo a crescere come persona autonoma. Si tratta di un nuovo parto, sicuramente doloroso, che la mamma è chiamata a fare, con l’aiuto del suo uomo.
Oggi per fortuna le cose stanno cambiando. Salvo situazioni separative difficili o negligenza da parte dei padri, si vedono sempre più uomini che desiderano essere padri e svolgono il loro compito con grande impegno.
Se aiutiamo i padri (e i padri separati) a svolgere bene il loro compito, anche dal punto di vista legislativo, avremo domani persone più felici, più capaci di vivere con responsabilità. C’è urgenza di uomini e donne con la testa sulle spalle in campo politico, economico e sociale e forse questa realtà nasce dalla qualità di rapporti che riusciamo a costruire in famiglia.

Un deca, per favore … e un po’ di pomata

E’ morto il papà del caffè Hag, il padre di chi “ho voglia, ma mi sento in colpa”, di chi “bevi pure quello che vuoi, tanto è un deca”, di chi “devo stare calmo, devo stare calmo”, di chi infine, “troverai un piacere così grande che non finisce mai”. Più che un imprenditore del caffè, un trattato di morale.

E poi ho scoperto e mi sono commosso, la dinastia Berger ha inventato la Vegetallumina, fedele compagna di mille capitomboli giù per le scale, unguento miracoloso al pari delle carezze della mamma, odore inconfondibile da esibire orgogliosi ai compagni unitamente alla vistosa fasciatura. Più che un imprenditore, un trattato di psicologia dello sviluppo.

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: