Articoli con tag ‘paternità’

Non è un paese per bimbi

Una pubblicità mostra una donna che – accompagnata dal suo uomo – si ferma davanti alla vetrina di un negozio di articoli per l’infanzia. La donna estasiata domanda “sai cosa mi piacerebbe?”. L’uomo trasalisce; è visibilmente preoccupato. La risposta della donna è inaspettata: “mi piacerebbero le scarpe che indossa la commessa”. L’uomo appare assai sollevato, quasi sembra darsi dello stupido per essersi angosciato dell’immaginario desiderio della donna di avere un figlio.
Ora è uscita un’altra versione dello spot, con lo stesso messaggio finale: acquista la tal auto, “tutto il resto può attendere”.
Un’altra pubblicità, della stessa casa automobilistica, mostra dei papà all’uscita della scuola: stanno aspettando i loro figli. Non tutti però, ma questo lo si scopre solo alla fine. Un bambino infatti che sembra correre verso un bel papà barbuto, si dirige da un’altra parte; ad abbracciare l’uomo è invece la bella e bionda maestra. Gli altri papà, dapprima gioiosi di abbracciare i figli che correvano loro incontro, cambiano espressione e sembrare rosi dall’invidia, nel confrontare la propria situazione con quella del fortunatissimo non-papà. Il messaggio finale toglie ogni ambiguità: “dalla vita aspettati di più”.
Quindi i figli sarebbero ostacoli più che arricchimento per la coppia? O semplicemente i pochi soldi che uno ha è meglio siano destinati a qualcosa di veloce e scattante (e probabilmente rateizzato)?
Mi rendo conto che non ci si possa attendere una comunicazione morale da uno spot pubblicitario e che si parla qui di tecniche di vendita, ma il mezzo che si sceglie per trasmettere un determinato messaggio è esso stesso messaggio e contenuto. E questo contenuto mi preoccupa.

La carezza di Pasquale

L’incidente è banalissimo, come mille che avvengono per le strade. Daniel però ne è rimasto sconvolto. Convinto di avere causato la morte di amici, disperato fugge e vagola per i campi. A nulla valgono le ricerche di Forze dell’Odine e volontari e gli appelli accorati dei genitori: «Daniel, mamma e papà ti stanno cercando. Stai tranquillo, nell’incidente ci sono stati solo incidenti lievi … siamo molto preoccupati per te …». E’ il testo di un volantino fatto affiggere agli angoli delle strade. Il fratello urlava dall’elicottero dei Vigili del Fuoco le stesse parole, amplificate mediante un megafono. Inutile.

David è stato ritrovato dopo dieci giorni esanime, in posizione fetale, quasi a volersi proteggere dal freddo, dagli stenti e dal senso di colpa.

Una foto.  Pasquale, il padre di Daniel,  chino sul corpo del figlio. Una mano sfiora il capo del giovane; è una carezza che – come scrive Stefano Zecchi  (Panorama, 10 marzo 2011, 25) – commuove e sorprende perché la nostra società ha dimenticato il senso della paternità. Se oggi essere genitori è difficile, ancora più difficile è essere padri. A volte ci si sottrae per colpa o inadeguatezza, altre volte non si è affatto agevolati nell’esercizio di un diritto-dovere (si veda per esempio la storia di tanti padri separati). In questo modo si smarrisce chi agevoli il passaggio alla vita adulta, caratterizzata da autonomia e responsabilità,  capacità di scelta e di dono, fermezza e tenerezza, scoperta di valori guida e di traduzione degli stessi nella prassi.

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