Archivio per novembre, 2009

“Face” senza faccia

Il web diventa per molti il metodo sicuramente più rapido ed efficace per entrare e mantenere un contatto con una rete di persone. Per gli adolescenti ciò è  più vitale del cibo! Si tratta di una rete che può essere ampliata a piacimento, praticamente senza limite. E senza limiti sono anche i contenuti che si possono incontrare, contenuti “forti” di cui si ha bisogno per scrollarsi di dosso la noia del quotidiano. La tendenza è quella di isolarsi sempre più, o meglio rimanere in contatto con 50, 100 “amici” e più, dei quali si può anche non sapere nulla, basti pensare al fenomeno facebook, dove spesso la face non è affatto quella che ci manifesta al mondo e attraverso la quale possiamo essere individuati all’interno di una massa, ma un logo che ci può dare l’illusione di “essere qualcuno”.  Nella vita virtuale  tutto può apparire  possibile e tutte le paure possono essere aggirate, compresa quella legata alla relazione vis à vis.
Certo è possibile usare  facebook per lavoro, o per tenersi in contatto con gli amici che si conoscono o come piazza virtuale in cui fare altri incontri destinati a diventare reali … ma a quanti interessa  realmente questo?

I.A. = Intelligenza Accidentale

Oggi i giornali riferiscono del clamore suscitato dall’iniizativa “White Christmas”, da me ribattezzata “Verde Natale”. L’amministrazione che ha deciso di controllare tutti gli extracomuntari con il permesso di soggiorno in scadenza entro Natale, si è detta stupita di questo clamore e ha affermato di volere semplicemente applicare la legge. Ma anche le leggi, cari amministratori, pur da rispettare (anche se dal mio punto di vista non da condividere) vanno applicate cum grano salis e comunque non tirando in ballo il Natale. I nostri amici bresciani si sono giustificati affermando che la denominazione “White Christmas” è una denominazione casuale, a cui la polizia locale è pervenuta in modo scherzoso per coincidenze cronologiche.
Denominazione casuale, cioé fortuita, accidentale. Come a volte l’intelligenza.

Verde Natale

Leggo che in un paese del bresciano il sindaco ha deciso di fare controllare casa per casa gli extracomunitari e verificare se sono in regola con il permesso di soggiorno. Quello che mi ha incuriosito è il nome dato all’operazione: «White Christmas». In questo modo si vuole fare “piazza pulita” in quel paese. Io sapevo dell’esistenza del reato di clandestinità, ma non ero a conoscenza della trasformazione dei clandestini in spazzatura da rimuovere dalle strade.
Ancor più mi fa riflettere l’affermazione dell’Assessore alla Sicurezza: «per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità». L’Assessore deve essere un profondo conoscitore del Vangelo, in cui si parla appunto dell’avvenimento del Natale come celebrazione del rifiuto:
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (Luca cap. 2)

1989 – 2009: vent’anni di progresso?

Sono passati vent’anni dalla scrittura di queste parole:
1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato
di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi.
2. Gli Stati parti si sforzano di garantire l’attuazione integrale del summenzionato diritto e in particolare adottano ogni adeguato provvedimento per:
a) diminuire la mortalità tra i bambini lattanti e i fanciulli;
b) assicurare a tutti i minori l’assistenza medica e le cure sanitarie necessarie,
con particolare attenzione per lo sviluppo delle cure sanitarie primarie;
c) lottare contro la malattia e la malnutrizione, anche nell’ambito delle cure sanitarie primarie, in particolare mediante l’utilizzazione di tecniche agevolmente disponibili e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile, tenendo conto dei pericoli e dei rischi di inquinamento dell’ambiente naturale;
d) garantire alle madri adeguate cure prenatali e postnatali;
e) fare in modo che tutti i gruppi della società, in particolare i genitori e i
minori, ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore, sui vantaggi dell’allattamento al seno, sull’igiene e sulla salubrità dell’ambiente e sulla prevenzione degli incidenti e beneficino di un aiuto che consenta loro di mettere in pratica tali informazioni;
f) sviluppare le cure sanitarie preventive, i consigli ai genitori e l’educazione e i servizi in materia di pianificazione familiare.
3. Gli Stati parti adottano ogni misura efficace atta ad abolire le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute dei minori.
4. Gli Stati parti si impegnano a favorire e incoraggiare la cooperazione
internazionale in vista di ottenere gradualmente una completa attuazione del diritto riconosciuto nel presente articolo. A tal fine saranno tenute in particolare considerazione le necessità dei paesi in via di sviluppo.
(Articolo 24 della Convenzione ONU su diritti di bambini e adolescenti).
Eppure:
Sono 200 milioni i bambini sotto i 5 anni che in tutto il mondo, ma sorattutto in 24 stati dell’Africa e dell’Asia, soffrono di malnutrizione. La carenza alimentare causa polmoniti e diarrea, spesso mortali.  Se i bambini malnutriti riescono a superare i 5 anni di età, avranno comunque gravi problemi  sia a livello di apprendimento scolastico, sia – da adulti – di capacità lavorativa e di malattie (cardiovascolari e diabete).
Non si può proprio parlare di progresso.

Sculacciate e rispetto

Ancora sulle sculacciate. Servono, non servono, danneggiano lo sviluppo del bambino,  sono un abuso, quando ci vogliono ci vogliono … i pareri sono vari, spesso discordi. C’è chi propone di fare una legge apposita, da leggere il giorno delle nozze, assieme agli altri articoli che riguardano fedeltà, educazione della prole, ecc.
Personalmente non sono d’accordo sulle sculacciate, ritengo che siano frutto di esasperazione e a volte anche una scorciatoia rispetto ad argomentazioni che il bambino può benissimo comprendere, ma che richiedono serenità, tempo, pazienza. Conosco genitori che per sgridare un bimbo di due anni, senza arrivare alle sculacciate, hanno usato le parole in modo altrettanto violento: “sei brutto e cattivo”. Il bambino ha risposto (due anni!): “Me ne vado da questa casa e non ci torno più, perchè sono brutto e cattivo”.
Faccio una domanda, quasi una provocazione: se auspichiamo che vi sia nella nostra società più dialogo, concordia, rispetto, perché non iniziare ad educare a ciò fin da piccoli?
E i piccoli sono meno rispettabili di un adulto?

La parata finale

depressioneLeggo sul giornale che il portiere della nazionale di calcio tedesca si sarebbe suicidato gettandosi sotto un treno. La notizia turba anche chi come me non segue da vicino il mondo dello sport. Si è portati a pensare che un atleta di successo, con una moglie e una figlia adottiva di otto mesi, dovrebbe essere immune da pensieri di morte. Poi continuando la lettura scopro che una figlia natuale di soli due anni era morta tre anni fa per una malformazione cardiaca. E allora siamo portati a dire: “ecco perchè è successo …”. Ma forse ci sono anche altre motivazioni. La moglie ha detto: «Non voleva che la sua depressione diventasse pubblica perchè temeva per la sua vita, privata e sportiva, temeva che, nel momento in cui si fosse saputo della sua depressione ci avrebbero tolto Leila (la figlia adottiva), aveva paura di quello che la gente potesse pensare quando hai adottato una figlia e sei depresso». Sembra che il giocatore non avesse espresso queste paure e che, in un biglietto d’addio, abbia chiesto scusa di questo riserbo.
Invece, depressione e riserbo non vanno d’accordo. La depressione quale atmosfera plumbea che cala sulla tua vita, per reazione a qualcosa di tragico, o anche per una predisposizione interiore, ha bisogno di essere diradata con l’aiuto di qualcuno. Spesso basta anche raccontarla, descriverla nei particolari, per poterla affrontare e combattere.
A volte non si ha solo paura delle conseguenze della depressione, ma del fatto che essa semplicemente ci sia e appaia ai nostri occhi e – riteniamo – anche a quelli degli altri, come signora della nostra vita. Al punto che non siamo più liberi di fare le cose le più semplici e quotidiane ma è lei, la signora, ad imporsi, a scegliere e ad agire al posto nostro.
Credo che spesso ciò che un malato può pensare è davvero lo specchio dei pensieri di chi incontra. Alla paura per una malattia qualsiasi infatti, si aggiunge l’imbarazzo tipico dei disturbi che toccano la mente e lo spirito.
Forse Enke ha pensato: “mi vergogno perché voi potreste vergognarvi di me”.
Ciò che di vergognoso c’è nella malattia è pensare che essa non possa essere curata ovvero ritenere che con essa non si possa imparare a convivere.Ciò vale per il malato e vale soprattutto per chi gli passa accanto.

Il muro non è crollato

muroIl muro di Berlino è stato demolito 20 anni fa. E quell’evento ha rappresentato per molti di noi un’apertura alla speranza. Ma basta sfogliare i giornali per vedere come cento, mille muri siano ancora presenti. Non solo vestigia del passato, ma costruzioni realizzate ex-novo. Non credo si tratti di abusivismo edilizio. Al contrario, quei muri sono il risultato di una progettazione accorta, meno attenta ai risultati estetici che a quelli pratici di contenimento e separazione.Vengono innalzati sul terreno sociale da chi per esempio alimenta la paura del diverso.  Sul terreno economico: chi oggi può accedere al credito? Quali imprese possono creare lavoro? E quali coppie possono decidere di iniziare una convivenza senza avere la fortuna di genitori con le spalle robuste?  Sul terreno politico: chi ha la  reale intenzione di dialogare? Quanto mai opportuno il richiamo del card. Bagnasco (queste sono “ingerenze” che ci piacciono): «È necessario e urgente svelenire il clima generale, perché da una conflittualità sistematica, perseguita con ogni mezzo e a qualunque costo, si passi subito a un confronto leale per il bene dei cittadini e del Paese». Spero che l’attenzione della Chiesa ( e nostra) rimanga vigile e non si lasci comprare da un piatto di lenticchie (o da un crocifisso lasciato a far polvere in aula).

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