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Tra papà e mamma scelgo … entrambi! – 2

Il The Vincent J. Fontana Center for Child Protection di New York ha condotto un progetto destinato ai figli di genitori separati o divorziati  per aiutare i ragazzi della middle school a non dover scegliere tra un genitore o l’altro (Andre K., Baker A. J. L., The Vincent J. Fontana Center for Child Protection N.Y., I don’t want to choose. How middle school kids can avoid choosing one parent over the other Kindred Spirits foundation 2009), quando per esempio la conflittualità tra ex coniugi è assai elevata. Il progetto propone ai ragazzi stessi di analizzare diverse situazioni che possano verificarsi in seguito alla separazione dei genitori, in presenza di una campagna di denigrazione dell’uno contro l’altra. Si tratta di uno strumento per riflettere e anche per trovare spazi e strumenti di espressione di pensieri ed emozioni. L’ideale sarebbe infatti partire dal lavoro personale dei ragazzi, individuale o in gruppo, per arrivare a spazi di confronto con gli adulti, genitori e/o altre persone di riferimento (insegnanti, animatori, ecc.).
La finalità è essere consapevoli che: a) è normale essere in difficoltà quando ci è richiesto di fare delle scelte; b) si ha il diritto di avere un rapporto costante con i propri genitori, anche se essi hanno fatto la scelta di separarsi (una scelta che, pur coinvolgendoci, compete loro);  c) abbiamo la possibilità di comprendere cosa stia accadendo, quali riflessioni ed emozioni ne possono derivare, quali scelte possiamo fare e a chi possiamo chiedere l’aiuto necessario.
In questo modo i ragazzi stessi, con l’aiuto di adulti fidati, imparano ad essere reattivi di fronte alle situazioni.
Questa proposta può essere utile anche per la realtà italiana, alla quale ho cercato di adattare esempi ed espressioni, ancora meglio se utilizzata in gruppi di ragazzi a scuola, in parrocchia, o in qualsiasi altro ambiente educativo, come pure in un ambito di aiuto presso Centri per la famiglia (gruppi per figli di separati), ecc. Il lavoro individuale è infatti sicuramente prezioso e anzi necessario, ma richiede già un certo “allenamento” a sapere guardare dentro se stessi. Tale lavoro dovrà essere incoraggiato e sostenuto.

Si presentano quindi diverse situazioni in cui un ragazzo potrebbe trovarsi e si stimola la ricerca di una soluzione personale, passando attraverso uno schema costante composto da 4 fasi:

  • Pensa in prima persona
  • Guarda alle possibilità che hai. Ricorda che puoi sempre scegliere
  • Ascolta il tuo cuore per essere fedele a te stesso e alle cose in cui credi
  • Usa gli aiuti che puoi trovare dentro te stesso e in tante persone

Per approfondire l’argomento: clicca qui

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Le nuove famiglie

Dopo la separazione, una relazione di coppia rappresenta per un adulto un nuovo inizio.

In primo luogo significa la possibilità di amare ancora  ed essere amati e ciò rappresenta il valore più grande. Poi vi possono essere altri elementi: la ricerca di un sostegno morale e anche economico; la ricerca di una sorta di risarcimento, soprattutto da parte di chi ha subìto la separazione, ovvero  il  “prendersi una rivincita” nei riguardi dell’ex-partner o della vita stessa. Che un elemento sia più o meno presente dipende dalla maturità della persona e dal cammino di consapevolezza che ha percorso dopo la crisi del rapporto coniugale o di convivenza.

In generale da una  nuova relazione scaturiscono stimoli nuovi, voglia di essere e di fare, serenità dopo il dolore della separazione, con una positività che si riversa sui figli. A volte porta con sè anche sensi di colpa perché ci si sente inadeguati nei confronti dei figli e si ha l’impressione (reale o apparente) di trascurarli.

Anche per i figli una relazione dei genitori con un nuovo partner rappresenta un inizio. In positivo può significare la ricchezza di nuovi legami affettivi e di nuove e diverse opportunità di crescita. In negativo, disorientamento per la perdita di riferimenti stabili; paura di abbandono; crisi di lealtà  e sensi di colpa (“cosa penserà il babbo se io gioco con il fidanzato della mamma?”); responsabilità inadatte alla propria età; affetto “soffocante” da parte dei genitori, solitudine …

Generalmente i bambini sanno bene adattarsi alle nuove situazioni, tuttavia non dobbiamo dare per scontato che un benessere esteriore o meglio un’apparente tranquillità, non celi un profondo disagio, che a volte si manifesta anche con atteggiamenti ricattatori nei confronti dei genitori.

Alcune indicazioni: attenzione a quello che un bambino dice e anche a quello che non dice ; attenzione particolare ai cambiamenti di comportamento.

Non pretendere che un figlio comprenda e accetti ciò che per noi è importante.

Un bambino ha bisogno di riferimenti stabili; di essere rincuorato e rassicurato riguardo l’amore di papà e mamma; di vedere nei fatti che l’amore per lui non è stato sostituito dall’affetto per il nuovo compagno/a. Ha pure bisogno di regole chiare e di genitori che diano e chiedano rispetto e assegnino responsabilità adeguate all’età.

Il modo migliore per aiutare i figli è formare un’alleanza collaborativa che porti i genitori a stimarsi l’un l’altra, ad accordarsi su una linea educativa comune e a sostenersi a vicenda.  Certo si tratta di una conquista più che di un punto di partenza; ad essa si giunge non per caso ma  attraverso un doveroso cammino di crescita.

Anche i nuovi partner sono chiamati ad essere adulti responsabili, in un’attenzione educativa nei confronti dei minori, che non interferisca con il diritto-dovere educativo dei genitori e anzi  lo faciliti e sostenga. Devono essere consapevoli che il loro amore sarà tanto più autentico quanto più faciliteranno la coppia genitoriale e sapranno anteporre alle proprie le esigenze dei bambini.

Buon anno

A quest’ora il 71 non fatica ad attraversare la città da ovest a est. Mi siedo come sempre di fianco al finestrino: i rivoli di luce che attraversano lo specchio nero mi aiutano a pensare.

Davanti a me un orientale, con il berretto calato sugli occhi, sembra dormire; vuole essere lasciato in pace, almeno questa sera. Dietro, una ragazza con lo sguardo perso e il trucco pesante.

Siamo le uniche persone vive e forse l’autista, là davanti.

I palazzoni del Tiburtino mi avvertono che è arrivata la mia fermata. Cerco le chiavi nella tasca.

Le dita sfiorano l’orsetto bruno che Matteo mi ha regalato:  buon anno papino.

Crescere insieme ai figli

Il tema dei “nuovi compagni” e della relazione con i figli continua a suscitare interesse; per rendersene conto basta guardare le chiavi inserite nei motori di ricerca. “Gelosia nei confronti del nuovo compagno del genitore”; “nuovo compagno e figli”; “come porsi con i figli del compagno”; “far conoscere ai figli la nuova compagna”; “figli di separati gelosi della compagna del papà” sono solo le ultime frasi che genitori preoccupati hanno usato per cercare un consiglio.

E diversi sono i commenti inviati a questo blog.

Da parte delle mamme, che non sono affatto d’accordo che gli ex coinvolgano i figli in una nuova relazione perché “ciò che il bimbo faceva con mamma e papà ora dovrà farlo con papà e la sua nuova amica” (Lisa). O che soffrono molto per gli avvenimenti ed esigono che i tempi vengano rispettati, per proteggere i figli “dai nostri egoismi e dalla nostra superficialità” (Francesca). O che magari vedono che la figlia è gelosa del proprio compagno (Alessandra). E che sottolineano che i genitori che si sono “sistemati” in una nuova relazione non si preoccupano molto (Francesca). Infine che si sono sentite accusate dall’ex marito di avere fatto soffrire i figli perché hanno rivelato la nuova relazione del padre (Anna).

Da parte delle donne che hanno un nuovo compagno, che suggeriscono di cercare un nuovo equilibrio e affermano che le cose funzionano se i “nuovi compagni” non pretendono di fare da “secondi genitori” (Paola); che si sentono ora di nuovo vive, ma hanno paura di compiere il passaggio da “amico della mamma” a “fidanzato della mamma” (Anonima).

Da parte delle “nuove amiche di papà”, che si chiedono quando i tempi possano essere maturi per essere presentate ai bambini (Patrizia); che lamentano le ostilità da parte di madri e figlie, al punto da mettere in discussione la nuova relazione (Laura); che  scelgono di non intromettersi nei rapporti difficili tra ex (Lucia); che infine si domandano cosa sia successo, dato un cambiamento repentino di atteggiamento della figlia del compagno (H.).

Anche gli uomini sono sensibili all’argomento.

Guido lamenta che l’ex moglie non accetta che la propria compagna frequenti i figli.  Gianlu chiede aiuto per “convincere” il figlio ad accettare la propria compagna, mentre il bimbo afferma “papino, hai già la mamma … adesso basta!”.  Alberto fa notare che si parla solo di figli piccoli, mentre è importante sapere come comportarsi con gli adolescenti.

Il dibattito continua, all’insegna della necessità di crescere assieme ai propri figli, come Francesca consigliava ai lettori del blog.

Perché devo scegliere?

Il The Vincent J. Fontana Center for Child Protection di New York (Andre e Baker 2009) ha elaborato un progetto per aiutare i ragazzi della middle school ad evitare di dover scegliere tra un genitore o l’altro. Destinatari sono figli di separati o divorziati. Ho cercato di contestualizzare la proposta alla realtà italiana, con un progetto che prevede la possibilità di analizzare diverse situazioni che possono accadere dopo la separazione dei genitori, in presenza di una campagna di denigrazione (consapevole o no) di uno contro l’altra. Vengono presentate alcune situazioni in cui un ragazzo potrebbe trovarsi e si stimola la ricerca di una soluzione personale, passando attraverso uno schema costante composto da 4 fasi: pensa in prima persona; guarda alle possibilità che hai (puoi sempre scegliere); ascolta il tuo cuore per essere fedele a te stesso; usa gli aiuti che puoi trovare dentro te stesso e in altre persone.

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La “sindrome” da alienazione parentale

Si tratta di un tentativo da parte di un genitore di “programmare” i figli, in modo che manifestino ostilità o rifiuto nei riguardi dell’altro genitore. Ciò può avvenire di solito nel contesto di un’elevata conflittualità. La caratteristica peculiare è che i bambini intervengono come soggetti attivi. Ne ho già parlato qui.
Ho condotto una ricerca sull’argomento e sono giunto alle seguenti conclusioni:
1. L’esistenza della Alienazione parentale come Sindrome patologica a sè stante non è dimostrata.
2. La PAS esprime tuttavia un problema reale, da studiare con criteri scientifici
3. Per fare questo, occorre liberare il campo da connotazioni culturali, contrapposizioni sessiste, interessi di parte (la PAS potrebbe essere usata nei Tribunali per ottenere la custodia dei figli e addirittura per difendersi da accuse di abuso o maltrattamento). Deve prevalere l’interesse per i minori. La ricerca scientifica è necessaria per arrivare a parlare un linguaggio comune.
4. I bambini sono abusati quando:
a) sono costretti ad interrompere i rapporti con un genitore (abuso psicologico ed emotivo)
b) sono abusati sessualmente e non vengono creduti a causa della PAS (doppio abuso)
c) sono strumentalizzati e costretti ad accusare falsamente di abuso o maltrattamento un genitore
5. Interventi necessari: rafforzare il legame con il genitore rifiutato senza interrompere quello con l’altro.
Ho anche provato a delineare alcuni interventi di prevenzione rivolti a bambini delle Scuole Primarie e a ragazzi figli di genitori separati.
Per saperne di più, visita il mio sito.

Progetto di legge sulla mediazione familiare

E’ stato presentato prima dell’estate il progetto di legge nazionale Pezzotta (firmato da una cinquantina di deputati sia della maggioranza che dell’opposizione e assegnato alla II Commissione Giustizia il 14 settembre 2009) che prevede l’obbligatorietà di un’informativa da parte di un mediatore della possibilità della mediazione familiare, anche per chiarire la sua specificità rispetto alla mera conciliazione. Infatti (art. 1):
I mediatori familiari operano per ristabilire le comunicazioni fra i coniugi o conviventi al fine di pervenire a un accordo tra le parti avente per contenuto un progetto condiviso, equilibrato, concretamente realizzabile e duraturo, di organizzazione delle relazioni personali, genitoriali, nel caso di presenza di figli, e materiali, dopo la chiusura del rapporto di coniugio o di convivenza. Nella realizzazione dell’accordo di mediazione, i mediatori
familiari sono tenuti a prestare particolare attenzione e a dare priorità agli interessi e ai bisogni degli eventuali figli., essendo “il tentativo di ripresa di un dialogo interrotto fra le parti, al fine di conseguire una riorganizzazione della loro vita e di quella dei figli minori, mediante il conseguimento di un accordo, volontario, condiviso (e per questo duraturo) sugli aspetti personali (principalmente la gestione concreta della bigenitorialità) e su quelli patrimoniali.

Nell’art. 1 del progetto si offre quindi una definizione di mediazione familiare.
L’art. 2 prevede l’assoluta riservatezza del percorso di mediazione.
L’art. 3 tratta il tema della professionalità dei mediatori e stabilisce i requisiti per l’esercizio della professione.
L’art. 4 tratta dell’obbligatorietà del ricorso alla mediazione ai fini della prosecuzione del processo.
L’art. 5 infine stabilisce in maniera più netta l’obbligo di ascoltare i figli minori e le modalità di audizione (ascolto protetto e audiovideoregistrato).
Clicca qui per leggere il testo integrale del progetto di legge.

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