Archivio per la categoria ‘violenza’

L’orgoglio di una madre

Bulciago è un paese di tremila abitanti in provincia di Lecco. Siamo nel cuore della Brianza: poche case immerse nel verde e raccolte attorno alla chiesa con il campanile a punta; un oratorio in cui non si fa differenza di lingua, cultura, colore della pelle; un museo agricolo per avvicinare i ragazzi alle tradizioni di un tempo.
Da sette anni sindaco di Bulciago è Egidia Beretta Arrigoni. Dal sito del comune si legge che Egidia ha passione per la scrittura, la lettura e la politica da «vivere fra la gente». Suoi valori guida, sia personali che dell’agire politico, sono la solidarietà, l’accoglienza, l’aiuto nei confronti dei più deboli. La signora svolge il servizio di sindaco (tale lo considera) a tempo pieno ed ha rinunciato all’indennità, per versarla in un fondo di solidarietà per azioni di promozione umana.
E’ convinta che pace e giustizia debbano camminare insieme e che tutti, piccoli comuni compresi,debbano fare la loro parte per la costruzione della pace e del dialogo e per la cessazione di ogni ingiustizia.
Nel 2005 Egidia salutò il cardinale di Milano in visita pastorale a Bulciago con queste parole: «quello che ci fa incontrare è un evento condivisibile dall’intera società civile di Bulciago, che rappresento: i credenti, i non credenti, i cristiani, i laici e i numerosi fratelli musulmani che vi abitano, perché un sindaco non distingue, lavora per tutti e, se una preferenza deve fare, è per i deboli, i poveri, quelli senza voce».
Egidia è madre di Vittorio Arrigoni, ucciso ieri nella striscia di Gaza. Era un attivista per i diritti umani (“restiamo umani” era un suo slogan). E non poteva essere che così.
La madre ha salutato il figlio dicendo: «sono orgogliosa di lui».

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Stiamo uniti!

Non nascondo di avere avuto un moto intimo di patriottismo quando Roberto Benigni ha cantato con tono sommesso (ma non a buon mercato) l’inno nazionale, lasciando che il sapore delle parole penetrasse lentamente e pervadesse ogni fibra.

Oggi il mio patriottismo sarebbe rinfocolato da parole chiare contro le violenze di regime in Libia e in ogni altro paese. Perché la politica si farà anche con buone relazioni di amicizia, ma prima di tutto si deve fondare su verità e giustizia.

Voce di una pecora smarrita

In questi giorni non si sente parlare altro che di preti pedofili, silenzi, accuse, ecc. E allora, tanto per fare un pò di chiarezza:
per pedofilia s’intende l’attrazione di una persona sessualmente matura (uomo o donna) nei riguardi di una persona sessualmente immatura, non ancora giunta alla pubertà. Si parla di attrazione, non necessariamente di un passaggio all’atto, nel qual caso occorre parlare di abuso sessuale. Occorre così distinguere tra pedofilia e comportamenti abusanti; la prima non è un reato e neanche un peccato (è quella che viene definita una parafilia), i secondi sì. Tanto più gravi quanto più sono agiti da persone che hanno  responsabilità di cura nei confronti dei bambini (caregivers). Azzurro.it fornisce una descrizione di chi possano essere gli abusanti, sfatando diverse false credenze.
In merito poi alle recenti affermazioni di un esponente del Vaticano, così come riportate dalla stampa:  non c’è nessun nesso dimostrato tra omosessualità e pedofilia, proprio perché la pedofilia è attrazione verso soggetti prepuberi, il cui orientamento sessuale non è ancora definito.

Ultima considerazione, quasi lo sfogo di una pecora smarrita: e se si aprisse la bocca solo per chiedere perdono per gli errori del passato e per parlare di Gesù Cristo?

Lo Zecchino di cacca

Io non sopporto gli spettacoli TV in cui i bambini vengono gettati sul palco per essere trasformati in tanti piccoli Bocelli o piccole Pausini. Problema mio. All’insofferenza si aggiunge la rabbia quando leggo notizie del genere: una bidella di una scuola del novarese ha convinto le insegnanti a spogliare gli alunni. Obiettivo? Scoprire chi aveva fatto la cacca, perché la bidella era inorridita nel vedere un gabinetto imbrattato da un attacco di dissenteria (e chissenefrega se un bambino non è stato bene).
Nel nostro bel Paese i bambini sono a volte messi al centro – ma che carini – quando possono allietare gli adulti. Ma se fanno la cacca liquida e non hanno ancora imparato ad uccidere tutti i germi anche sotto il livello dell’acqua, no: sono mostri da punire e umiliare davanti a tutti.
Ora il direttore sta pensando a un provvedimento esemplare per le insegnanti. Apro ai miei pochi affezionati lettori la possibilità di offrirgli qualche suggerimento.

L’anima deturpata

Penso alle ragazze che a Modena e in tante altre città si rivolgono alle agenzie di casting e sognano di sfondare nel mondo della moda o dello spettacolo. Poi magari sono dirottate al chirugo plastico per correggere difetti inesistenti.

Penso alle donne del Bangladesh che poco più che bambine hanno  il viso bruciato dall’acido solforico delle batterie  gettato da pretendenti respinti.  La loro vita di donne e madri è finita per sempre: nessun uomo sarà mai disposto a sposarle.

Penso alle nostre anime deturpate.

Non solo Sanaa

[Il corto dura 10 minuti ma ne vale la pena]

Sanaa è la ra­gazza dicottenne di origine marocchina uccisa dal padre in provincia di Pordenone perché amava un italiano. Sbaglieremmo tuttavia a relegare tali episodi a contesti  di cultura religiosa antiquata.

Secondo un’indagine Istat del 2006 (la prima del genere) dedicata alla violenza fisica e sessuale sulle donne, in Italia sono:

  • 6 milioni 743 mila le donne vittime di violenza, pari al 31,9%

  • il 23,7% ha subito violenze sessuali (5 milioni)

  • il 18,8% ha subito violenze fisiche (3 milioni 961 mila)

  • il 4,8% ha subito stupri o tentati stupri (1 milione)

  • il 18,8% ha subito comportamenti persecutori (stalking) (2 milioni 77 mila)

  • 7 milioni 134 mila hanno subito violenza psicologica.

Si tratta di una violenza di genere cioè violenza di uomini contro donne e bambine. La violenza viene agita per lo più  per mantenere o rafforzare il potere degli uomini. Si tratta quindi in primo luogo non di un problema di sicurezza (c’è chi in passato ha affermato: “dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane …”) ma di cultura. E’ lavorando in campo educativo sulle relazioni interpersonali, sulla pari dignità di uomini e donne, sui diritti dei bambini che si può puntare a un cambio di mentalità. Se un cambiamento si può sperare lavorando in campo educativo, abbiamo il diritto che tutti coloro che hanno una responsabilità di qualsiasi genere (dal maestro al primo ministro) siano portatori e modelli di quella diversa mentalità.

La violenza sulle donne è un problema maschile.

Eroi per un giorno

Sono due. Per un giorno, non perché smettano di esserlo, ma perché noi ce ne dimenticheremo, smemorati come siamo in riferimento a tutto ciò che non appartiene al nostro mondo, alle nostre cure.

Oggi però ci accorgiamo anche di altro.

Ci accorgiamo di Lal Mohammad, contadino delle montagne di Kabul e padre di nove figli, che nonostante le minacce dei talebani si è recato al seggio elettorale (un’ora e mezzo di cammino). E’ stato intercettato e ora ha naso e orecchie tagliate. “Tornerò a votare”, ha detto.

Lo accoglieremmo in Italia questo extracomunitario?

Ci accorgiamo del ministro australiano John Della Bosca, che si è dimesso dopo avere confessato aver tradito la moglie e dicendosi dispiaciuto di avere arrecato sofferenza alla sua famiglia. “In nessuna occasione ho disatteso i miei doveri come ministro o membro del parlamento – ha assicurato – ma non voglio che questa diventi una distrazione per un governo che sta lavorando duro per migliorare le cose”.

Forse quest’ultimo non è proprio un esempio di eroismo, tuttavia ci piacerebbe che l’ex-ministro venisse in Italia, magari per aprire una scuola di formazione politica …

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