Archivio per giugno, 2010

L’amore sopra ogni cosa

Occhi verdi color di foglia, è morta a 88 anni a Genova Liliana. Vita difficile la sua: costretta a fare la vita per mantenere il figlio Gianni, morto sei anni fa. Ragazza madre, era rimasta incinta a 21 anni;  veniva dalla provincia, forse rifiutata dalla famiglia di origine.

Un giorno, tra un incontro mercenario e un altro (“ho avuto tanti uomini, ma solo uno alla volta”, sembra abbia detto prima di morire), incontra l’uomo della sua vita e per amore, quello autentico che consiste nel rinunciare a se stessi per l’altro, decide di lasciare perdere, perchè quell’uomo – troppo giovane per lei – potesse crearsi una famiglia.

Lili viveva da sola, la sua passione era fotografare alberi di natale a cui appendeva regali che lei stessa si faceva. Era sempre pronta ad aiutare chi avesse bisogno, fosse un’amica rimasta vedova, o i poveri del quartiere e anche i gatti, magari con una macchia nera sul muso, ricevevano le sue attenzioni. Donna di fede, aveva colloqui settimanali con il parroco del quartiere, coniugando nella propria vita amore sacro e amor profano.

Liliana è la “bocca di Rosa” che ha ispirato Fabrizio De André? Non vi è alcuna certezza, ma sicuramente anche Lili ha saputo mettere l’amore sopra ogni cosa.

(fonte)

Donne: mamme o infermiere?

Uno studio inglese ha mostrato ciò che da sempre sappiamo: gli uomini che si ammalano si lamentano più delle donne e non tanto perché la soglia di dolore dei primi sia più bassa (la soglia del dolore varia da individuo a individuo, ma non sembrerebbe essere legata alla differenza di genere), ma perché attraverso il lamentarsi esprimono bisogno di attenzione. E’ come se gli uomini pensassero: ‘a cosa serve avere due linee di febbre, se la mia donna non se ne accorge e accorgendosene, non mi ricopre di affettuose attenzioni?’ Va da sè che le due linee di febbre non bloccano a letto e non provocano assenteismi dal lavoro, anzi gli stakanov indisposti si sentiranno ancora più in diritto di lamentarsi (e vantarsi). Non è che in ogni uomo c’è ancora quel bambino che, essendosi sbucciato il ginocchio, corre dalla mamma per farsi consolare (e magari il ginocchio se lo sbuccia apposta)? Oppure questo maschio(?) atteggiamento si ricollega a una delle scene principali dell’immaginario erotico maschile, almen0 degli anni ’70: l’essere accuditi da una procace infermiera?

E le donne? Si lamentano meno, ma si ammalano di più. Povere loro: malate e nel contempo costrette a sopportare i lamenti degli uomini!

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Un deca per favore … e un po’ di pomata!

Conoscere ci trasforma

Conoscere ci trasforma ha detto Roberto Saviano al Festival dell’Economia di Trento (fonte), rispondendo a chi ritiene che sottolineare i mali del Paese non serva ad altro che a diffondere una cattiva immagine dell’Italia all’estero e a demoralizzare le coscienze all’interno. Al contrario: è proprio parlare di ciò che avviene che può contribuire, come anche affermavano i martiri antimafia, a smuovere le coscienze e costruire una cultura nuova, basata sulla legalità e il rispetto tra le persone.

Informare/si e conoscere è azione uguale e contraria alle propagande di ogni fascismo (comprese quelle pubblicitarie del tipo “puoi andare alla mostra di Venezia anche se hai un mutuo” di un conosciuto gruppo bancario).

Di 100, 1000 Saviano abbiamo bisogno oggi, non di chi ci racconta che tutto va bene e di conseguenza nessuna reazione è necessaria.

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