Articoli con tag ‘divorzio’

Il mestiere della serenità

Ho ricevuto da una lettrice un contributo importante che riguarda i genitori separati (e non solo). Si tratta di un commento a questo post: lo pubblico integralmente perché possa aiutare anche altri.
Francesca ringrazia Dio perché i figli sono ” sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento”. Certo i bambini hanno una grande capacità di adattarsi per non perdere l’affetto dei genitori, anche rinunciando alle proprie esigenze; la comprensione delle dinamiche dello sviluppo, delle sofferenze che provano, delle ansie, ecc. deve essere tutta di noi adulti.

Che caso strano! anche io quando ho scoperto la relazione del mio compagno con l’altra donna era dicembre. del 2008, e a gennaio già viveva con lei. Mio figlio aveva sei anni. Purtroppo ho subito questa separazione inaspettata, soffrendo molto. Mio figlio ha visto il padre andarsene da un giorno all’altro, e non c’è stata nemmeno la giusta attenzione per lui che potesse compensare questo abbandono visto il poco tempo che gli dedicava, con tutte le difficoltà di poterlo gestire vivendo già con una nuova famiglia. Io ho preteso, chiedendo consiglio ad una nostra amica psicoterapeuta infantile, che fossero rispettati i tempi e i modi che credevo opportuni per una bambino della sua età e, a fatica, a costo di grandi litigate, sono riuscita ad ottenere quel minimo di attenzione che la situazione richiedeva, secondo una logica per me scontata, ma per lui ovviamente no, visto che andava ad interferire con la gestione della sua nuova vita. Credo i figli vadano protetti dai nostri
egoismi e soprattutto dalla superficialità, anche se senza dubbio (e grazie a dio!) sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento. Sono sicura che una mia più sana accettazione di quello che è accaduto, avrebbe aiutato mio figlio a vivere meglio la situazione, la loro serenità passa inevitabilmente attraverso la nostra, e questo è un lavoro che faccio ogni giorno con me stessa. L’obiettivo di restare uniti come coppia genitoriale è senza dubbio necessario ma in certe circostanze estremamente difficile, quando viene a mancare il rispetto che meriterebbero le persone che hanno condiviso con noi l’amore ed il “progetto” di un figlio.

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Perché devo scegliere?

Il The Vincent J. Fontana Center for Child Protection di New York (Andre e Baker 2009) ha elaborato un progetto per aiutare i ragazzi della middle school ad evitare di dover scegliere tra un genitore o l’altro. Destinatari sono figli di separati o divorziati. Ho cercato di contestualizzare la proposta alla realtà italiana, con un progetto che prevede la possibilità di analizzare diverse situazioni che possono accadere dopo la separazione dei genitori, in presenza di una campagna di denigrazione (consapevole o no) di uno contro l’altra. Vengono presentate alcune situazioni in cui un ragazzo potrebbe trovarsi e si stimola la ricerca di una soluzione personale, passando attraverso uno schema costante composto da 4 fasi: pensa in prima persona; guarda alle possibilità che hai (puoi sempre scegliere); ascolta il tuo cuore per essere fedele a te stesso; usa gli aiuti che puoi trovare dentro te stesso e in altre persone.

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Cui prodest?

Io credo nella mediazione familiare e mi chiedo: cosa si oppone alla diffusione capillare della cultura della mediazione? Cosa impedisce ad una coppia di rivolgersi a un professionista per essere aiutata a recuperare il dialogo? Provo a rispondere. Innanzitutto credo che siamo figli di una cultura della competizione e della contrapposizione. Abbiamo bisogno di “vincere” in qualche modo per ottenere un risarcimento dalla vita o poter sanare le nostre ferite. E se non riusciamo da soli, demandiamo a un terzo il compito di mostrare a tutti che noi abbiamo ragione. Nel caso di divorzio, abbiamo biosogno di prenderci una rivincita e di affermare che non per colpa nostra è avvenuta la separazione. Abbiamo bisogno di gridare: ” io sono un  bravo genitore, non l’altro!”.
In secondo luogo, ci sono tanti interessi attorno a quella che Fiorin ha chiamato la “fabbrica dei divorzi”. Credo possiamo dire di più: tanti possono essere interessati a mantenere alto il livello della conflittualità … Che poi a farne le spese siano i “figli del divorzio” questo non sembra interessare più di tanto, nonostante tutte le dichiarazioni formali a difesa dell’infanzia. Senza considerare poi che questo meccanismo non sarà domani senza costi sociali.

Sfogo di un alterato

Non so fino a che punto le parole del papa siano ascoltate dai cattolici. Quando ero più addentro le sacre cose avevo l’impressione che non lo fossero tanto (e trattavasi di papa con tutt’altro appeal). Mi sono accorto che sono piuttosto ascoltate da chi cattolico non è. Leggi ad esempio qui, dove si esprime dolore e indignazione riguardo il fatto di definire alterati i figli dei divorziati. In un discorso pronunciato di fronte ai vescovi brasiliani, il papa ha affermato che i figli si sentirebbero orfani non perché senza genitori ma per averne troppi.
Penso tutti possiamo essere d’accordo che i figli soffrano la separazione dei genitori. Ma soffrono anche e molto la conflittualità aperta o sotteranea, le guerre dei Roses interminabili, la mancanza di stima dell’un coniuge nei confronti dell’altro, i ricatti, i giochi di potere e così via. Una famiglia che rimane unita è una fortuna (e a volte ci si separa troppo in fretta, come se lo stare insieme non richiedesse un po’ di impegno). D’altra parte una famiglia allargata in cui vi sia amore e rispetto può essere un riferimento saldo per i figli.
Bene fa il papa a fare il suo mestiere; bene fa ciascuno ad ascoltare la propria coscienza.
Come alterato (per motivi diversi da quelli descritti dal papa) sono a chiedere sommessamente: più comprensione e meno strali.

Progetto di legge sulla mediazione familiare

E’ stato presentato prima dell’estate il progetto di legge nazionale Pezzotta (firmato da una cinquantina di deputati sia della maggioranza che dell’opposizione e assegnato alla II Commissione Giustizia il 14 settembre 2009) che prevede l’obbligatorietà di un’informativa da parte di un mediatore della possibilità della mediazione familiare, anche per chiarire la sua specificità rispetto alla mera conciliazione. Infatti (art. 1):
I mediatori familiari operano per ristabilire le comunicazioni fra i coniugi o conviventi al fine di pervenire a un accordo tra le parti avente per contenuto un progetto condiviso, equilibrato, concretamente realizzabile e duraturo, di organizzazione delle relazioni personali, genitoriali, nel caso di presenza di figli, e materiali, dopo la chiusura del rapporto di coniugio o di convivenza. Nella realizzazione dell’accordo di mediazione, i mediatori
familiari sono tenuti a prestare particolare attenzione e a dare priorità agli interessi e ai bisogni degli eventuali figli., essendo “il tentativo di ripresa di un dialogo interrotto fra le parti, al fine di conseguire una riorganizzazione della loro vita e di quella dei figli minori, mediante il conseguimento di un accordo, volontario, condiviso (e per questo duraturo) sugli aspetti personali (principalmente la gestione concreta della bigenitorialità) e su quelli patrimoniali.

Nell’art. 1 del progetto si offre quindi una definizione di mediazione familiare.
L’art. 2 prevede l’assoluta riservatezza del percorso di mediazione.
L’art. 3 tratta il tema della professionalità dei mediatori e stabilisce i requisiti per l’esercizio della professione.
L’art. 4 tratta dell’obbligatorietà del ricorso alla mediazione ai fini della prosecuzione del processo.
L’art. 5 infine stabilisce in maniera più netta l’obbligo di ascoltare i figli minori e le modalità di audizione (ascolto protetto e audiovideoregistrato).
Clicca qui per leggere il testo integrale del progetto di legge.

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