Articoli con tag ‘separazione’

Pericolo contagio

Secondo lo studio di alcune università americane, se una coppia di parenti stretti o di amici divorzia, le probabilità che anche il nostro rapporto finisca aumenterebbero del 75 %. Mentre se la prossimità è inferiore (divorzio di conoscenti o di parenti “lontani”) le probabilità di un nostro fallimento matrimoniale scenderebbero al 33 %. Per il “contagio” non sarebbe necessaria la vicinanza fisica, ma solo quella emotiva.  Altro dato importante: i figli fungerebbero da ammortizzatore, diminuendo la probabilità di separazione.
Lo studio, condotto su un ampio gruppo di persone, è durato ben 32 anni.
Così è stato dimostrato ciò che più o meno sapevamo e cioé che  il divorzio è un fenomeno sociale e il suo avvento condiziona non solo la vita dei protagonisti, ma anche di parenti e amici. Basterebbe per questo la testimonianza di disagio di tante persone indirettamente coinvolte dall’evento separativo.
Preoccupa di più il dato dell’esistenza di un rapporto inversamente proporzionale tra numero di figli e probabilità di “contagio”. Non sarà che a qualcuno venga in mente di procreare solo per mettersi al riparo del fallimento del proprio rapporto di coppia?

(fonte)

Annunci

Il mestiere della serenità

Ho ricevuto da una lettrice un contributo importante che riguarda i genitori separati (e non solo). Si tratta di un commento a questo post: lo pubblico integralmente perché possa aiutare anche altri.
Francesca ringrazia Dio perché i figli sono ” sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento”. Certo i bambini hanno una grande capacità di adattarsi per non perdere l’affetto dei genitori, anche rinunciando alle proprie esigenze; la comprensione delle dinamiche dello sviluppo, delle sofferenze che provano, delle ansie, ecc. deve essere tutta di noi adulti.

Che caso strano! anche io quando ho scoperto la relazione del mio compagno con l’altra donna era dicembre. del 2008, e a gennaio già viveva con lei. Mio figlio aveva sei anni. Purtroppo ho subito questa separazione inaspettata, soffrendo molto. Mio figlio ha visto il padre andarsene da un giorno all’altro, e non c’è stata nemmeno la giusta attenzione per lui che potesse compensare questo abbandono visto il poco tempo che gli dedicava, con tutte le difficoltà di poterlo gestire vivendo già con una nuova famiglia. Io ho preteso, chiedendo consiglio ad una nostra amica psicoterapeuta infantile, che fossero rispettati i tempi e i modi che credevo opportuni per una bambino della sua età e, a fatica, a costo di grandi litigate, sono riuscita ad ottenere quel minimo di attenzione che la situazione richiedeva, secondo una logica per me scontata, ma per lui ovviamente no, visto che andava ad interferire con la gestione della sua nuova vita. Credo i figli vadano protetti dai nostri
egoismi e soprattutto dalla superficialità, anche se senza dubbio (e grazie a dio!) sono capaci di grande comprensione e di grande adattamento. Sono sicura che una mia più sana accettazione di quello che è accaduto, avrebbe aiutato mio figlio a vivere meglio la situazione, la loro serenità passa inevitabilmente attraverso la nostra, e questo è un lavoro che faccio ogni giorno con me stessa. L’obiettivo di restare uniti come coppia genitoriale è senza dubbio necessario ma in certe circostanze estremamente difficile, quando viene a mancare il rispetto che meriterebbero le persone che hanno condiviso con noi l’amore ed il “progetto” di un figlio.

Perché devo scegliere?

Il The Vincent J. Fontana Center for Child Protection di New York (Andre e Baker 2009) ha elaborato un progetto per aiutare i ragazzi della middle school ad evitare di dover scegliere tra un genitore o l’altro. Destinatari sono figli di separati o divorziati. Ho cercato di contestualizzare la proposta alla realtà italiana, con un progetto che prevede la possibilità di analizzare diverse situazioni che possono accadere dopo la separazione dei genitori, in presenza di una campagna di denigrazione (consapevole o no) di uno contro l’altra. Vengono presentate alcune situazioni in cui un ragazzo potrebbe trovarsi e si stimola la ricerca di una soluzione personale, passando attraverso uno schema costante composto da 4 fasi: pensa in prima persona; guarda alle possibilità che hai (puoi sempre scegliere); ascolta il tuo cuore per essere fedele a te stesso; usa gli aiuti che puoi trovare dentro te stesso e in altre persone.

Ti potrebbe  interessare leggere anche:  post1 ; post2

Cui prodest?

Io credo nella mediazione familiare e mi chiedo: cosa si oppone alla diffusione capillare della cultura della mediazione? Cosa impedisce ad una coppia di rivolgersi a un professionista per essere aiutata a recuperare il dialogo? Provo a rispondere. Innanzitutto credo che siamo figli di una cultura della competizione e della contrapposizione. Abbiamo bisogno di “vincere” in qualche modo per ottenere un risarcimento dalla vita o poter sanare le nostre ferite. E se non riusciamo da soli, demandiamo a un terzo il compito di mostrare a tutti che noi abbiamo ragione. Nel caso di divorzio, abbiamo biosogno di prenderci una rivincita e di affermare che non per colpa nostra è avvenuta la separazione. Abbiamo bisogno di gridare: ” io sono un  bravo genitore, non l’altro!”.
In secondo luogo, ci sono tanti interessi attorno a quella che Fiorin ha chiamato la “fabbrica dei divorzi”. Credo possiamo dire di più: tanti possono essere interessati a mantenere alto il livello della conflittualità … Che poi a farne le spese siano i “figli del divorzio” questo non sembra interessare più di tanto, nonostante tutte le dichiarazioni formali a difesa dell’infanzia. Senza considerare poi che questo meccanismo non sarà domani senza costi sociali.

Progetto di legge sulla mediazione familiare

E’ stato presentato prima dell’estate il progetto di legge nazionale Pezzotta (firmato da una cinquantina di deputati sia della maggioranza che dell’opposizione e assegnato alla II Commissione Giustizia il 14 settembre 2009) che prevede l’obbligatorietà di un’informativa da parte di un mediatore della possibilità della mediazione familiare, anche per chiarire la sua specificità rispetto alla mera conciliazione. Infatti (art. 1):
I mediatori familiari operano per ristabilire le comunicazioni fra i coniugi o conviventi al fine di pervenire a un accordo tra le parti avente per contenuto un progetto condiviso, equilibrato, concretamente realizzabile e duraturo, di organizzazione delle relazioni personali, genitoriali, nel caso di presenza di figli, e materiali, dopo la chiusura del rapporto di coniugio o di convivenza. Nella realizzazione dell’accordo di mediazione, i mediatori
familiari sono tenuti a prestare particolare attenzione e a dare priorità agli interessi e ai bisogni degli eventuali figli., essendo “il tentativo di ripresa di un dialogo interrotto fra le parti, al fine di conseguire una riorganizzazione della loro vita e di quella dei figli minori, mediante il conseguimento di un accordo, volontario, condiviso (e per questo duraturo) sugli aspetti personali (principalmente la gestione concreta della bigenitorialità) e su quelli patrimoniali.

Nell’art. 1 del progetto si offre quindi una definizione di mediazione familiare.
L’art. 2 prevede l’assoluta riservatezza del percorso di mediazione.
L’art. 3 tratta il tema della professionalità dei mediatori e stabilisce i requisiti per l’esercizio della professione.
L’art. 4 tratta dell’obbligatorietà del ricorso alla mediazione ai fini della prosecuzione del processo.
L’art. 5 infine stabilisce in maniera più netta l’obbligo di ascoltare i figli minori e le modalità di audizione (ascolto protetto e audiovideoregistrato).
Clicca qui per leggere il testo integrale del progetto di legge.

Se-parati

E’ la condizione di tanti in Italia. Nel 2006, rispetto a 10 anni prima, le separazioni hanno avuto un incremento del 39,7% e i divorzi del 51,4%. In termini assoluti sempre nel 2006 le separazioni sono state 80.407 e i divorzi 49.534.
La parola separare deriva dal latino ed è composta da se-, che indica divisione e parare, che significa disporre e anche mettere alla pari.
I coniugi separati quindi sono divisi e posti in una condizione di parità. Così com’era, almeno dal punto di vista della legge, in costanza di matrimonio.
Concretamente cosa significa essere in una condizione di parità? Tra le tante cose, avere pari possibilità di mantenersi e mantenere i figli; avere pari possibilità – se si vuole – di avere legami affettivi e ricostruirsi una famiglia; avere pari possibilità di esercitare il proprio essere genitori.
Esempi: è in una condizione di parità una donna che non può accedere al part-time per poter accudire ai propri figli? E che non può neanche avere una vita sociale? E’ in una condizione di parità un padre che fatica a mettere insieme i soldi di un affitto o può vedere i figli solo quando non sono impegnati in altre cose?
Sembra più un manifesto ideologico che una descrizione della realtà:è un sogno di “pari opportunità” per donne e uomini che deve trovare una risposta attenta e concreta da parte delle Istituzioni.

Una difficile relazione tra padre e figlia

Una sentenza della Corte di Appello di Lecce ha stabilito che «le esigenze di un bambino possono non coincidere con quelle dei suoi genitori», a proposito del fatto che una ragazzina di 12 anni, abitante con la madre in Salento, rifiuti di vedere il padre abitante a Modena. E’ dal 2006 che il papà non può vedere la figlia. Sembra che il rifiuto della ragazzina sia motivato da una denuncia fatta dall’uomo contro la madre.

Non è da escludere che una ragazzina possa esprimere la volontà di non vedere il padre ma sicuramente occorre chiarire alcuni punti:

a) qual era la qualità della relazione con il padre prima della separazione?
b) la madre si è astenuta dal mettere in atto comportamenti pregiudizievoli a danno dell’ex-coniuge?
c) si è la madre attivamente impegnata a favorire il rapporto della figlia con il padre?
d) ha avuto il padre la concreta possibilità di costruire (o ricostruire) il rapporto con la figlia?

Occorre comprendere i motivi per cui la ragazzina non vuole vedere il padre; magari può essere opportuna una terapia famigliare …
Credo sia da rigettare l’assunto: dato che la figlia vuole così, sia per sempre così!
Non solo il papà ha il diritto (salvo situazioni gravi) di vedere la figlia, ma anche la figlia ha il diritto di avere un rapporto significativo con il padre. L’esercizio di tale diritto deve essere agevolato da parte di tutti gli adulti coinvolti.

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: