Archivio per la categoria ‘mamme separate’

Tra papà e mamma, scelgo … entrambi!

I programmi di prevenzione all’abuso infantile sono centrati su quattro aspetti fondamentali, le cosiddette 4 “R”:  Riconoscere; Resistere; Riferire; Rassicurare.
Nel caso di prevenzione dell’abuso emotivo che deriva dal non avere la possibilità di relazionarsi in modo costruttivo ad entrambi i genitori e alle rispettive famiglie di origine, Riconoscere può significare individuare i propri sentimenti di fronte a un litigio dei genitori, o – se questi sono separati – nei riguardi dell’assenza fisica e/o psicologica di uno dei due. Può significare anche  riconoscere un atteggiamento costantemente ostile dell’uno nei confronti dell’altro e il tentativo di essere coinvolti in un progressivo allontanamento da uno dei genitori e delle emozioni che questo fatto produce.
Resistere può significare sapere dire no a una situazione conflittuale troppo pesante, saper prendere le distanze da un’aggressività non controllata, sapere esprimere verbalmente il proprio disagio. Nel caso di separazione, sapere dire no a eventuali tentativi manipolatori che vorrebbero portare a mettersi contro un genitore, saper dire no ai giudizi malevoli e denigratori di un genitore contro l’altro.
Riferire può significare confidarsi con un adulto di fiducia, quale può essere per esempio un un’insegnante, in riferimento ad una situazione dolorosa nella “famiglia intatta” o nella famiglia separata. Saper raccontare il proprio disagio per il fatto che si è stati messi nella condizione di dovere scegliere un genitore o l’altro.
Infine rassicurare può significare divenire consapevoli che se i genitori litigano e giungono alla decisione di separarsi non è colpa dei figli. Comprendere anche che non ci si deve mettere dalla parte di uno o dell’altro, ma che si può continuare a relazionarsi ad entrambi e che entrambi, anche
se non sono più marito e moglie, saranno sempre genitori.

La “sindrome” da alienazione parentale

Si tratta di un tentativo da parte di un genitore di “programmare” i figli, in modo che manifestino ostilità o rifiuto nei riguardi dell’altro genitore. Ciò può avvenire di solito nel contesto di un’elevata conflittualità. La caratteristica peculiare è che i bambini intervengono come soggetti attivi. Ne ho già parlato qui.
Ho condotto una ricerca sull’argomento e sono giunto alle seguenti conclusioni:
1. L’esistenza della Alienazione parentale come Sindrome patologica a sè stante non è dimostrata.
2. La PAS esprime tuttavia un problema reale, da studiare con criteri scientifici
3. Per fare questo, occorre liberare il campo da connotazioni culturali, contrapposizioni sessiste, interessi di parte (la PAS potrebbe essere usata nei Tribunali per ottenere la custodia dei figli e addirittura per difendersi da accuse di abuso o maltrattamento). Deve prevalere l’interesse per i minori. La ricerca scientifica è necessaria per arrivare a parlare un linguaggio comune.
4. I bambini sono abusati quando:
a) sono costretti ad interrompere i rapporti con un genitore (abuso psicologico ed emotivo)
b) sono abusati sessualmente e non vengono creduti a causa della PAS (doppio abuso)
c) sono strumentalizzati e costretti ad accusare falsamente di abuso o maltrattamento un genitore
5. Interventi necessari: rafforzare il legame con il genitore rifiutato senza interrompere quello con l’altro.
Ho anche provato a delineare alcuni interventi di prevenzione rivolti a bambini delle Scuole Primarie e a ragazzi figli di genitori separati.
Per saperne di più, visita il mio sito.

Progetto di legge sulla mediazione familiare

E’ stato presentato prima dell’estate il progetto di legge nazionale Pezzotta (firmato da una cinquantina di deputati sia della maggioranza che dell’opposizione e assegnato alla II Commissione Giustizia il 14 settembre 2009) che prevede l’obbligatorietà di un’informativa da parte di un mediatore della possibilità della mediazione familiare, anche per chiarire la sua specificità rispetto alla mera conciliazione. Infatti (art. 1):
I mediatori familiari operano per ristabilire le comunicazioni fra i coniugi o conviventi al fine di pervenire a un accordo tra le parti avente per contenuto un progetto condiviso, equilibrato, concretamente realizzabile e duraturo, di organizzazione delle relazioni personali, genitoriali, nel caso di presenza di figli, e materiali, dopo la chiusura del rapporto di coniugio o di convivenza. Nella realizzazione dell’accordo di mediazione, i mediatori
familiari sono tenuti a prestare particolare attenzione e a dare priorità agli interessi e ai bisogni degli eventuali figli., essendo “il tentativo di ripresa di un dialogo interrotto fra le parti, al fine di conseguire una riorganizzazione della loro vita e di quella dei figli minori, mediante il conseguimento di un accordo, volontario, condiviso (e per questo duraturo) sugli aspetti personali (principalmente la gestione concreta della bigenitorialità) e su quelli patrimoniali.

Nell’art. 1 del progetto si offre quindi una definizione di mediazione familiare.
L’art. 2 prevede l’assoluta riservatezza del percorso di mediazione.
L’art. 3 tratta il tema della professionalità dei mediatori e stabilisce i requisiti per l’esercizio della professione.
L’art. 4 tratta dell’obbligatorietà del ricorso alla mediazione ai fini della prosecuzione del processo.
L’art. 5 infine stabilisce in maniera più netta l’obbligo di ascoltare i figli minori e le modalità di audizione (ascolto protetto e audiovideoregistrato).
Clicca qui per leggere il testo integrale del progetto di legge.

Se-parati

E’ la condizione di tanti in Italia. Nel 2006, rispetto a 10 anni prima, le separazioni hanno avuto un incremento del 39,7% e i divorzi del 51,4%. In termini assoluti sempre nel 2006 le separazioni sono state 80.407 e i divorzi 49.534.
La parola separare deriva dal latino ed è composta da se-, che indica divisione e parare, che significa disporre e anche mettere alla pari.
I coniugi separati quindi sono divisi e posti in una condizione di parità. Così com’era, almeno dal punto di vista della legge, in costanza di matrimonio.
Concretamente cosa significa essere in una condizione di parità? Tra le tante cose, avere pari possibilità di mantenersi e mantenere i figli; avere pari possibilità – se si vuole – di avere legami affettivi e ricostruirsi una famiglia; avere pari possibilità di esercitare il proprio essere genitori.
Esempi: è in una condizione di parità una donna che non può accedere al part-time per poter accudire ai propri figli? E che non può neanche avere una vita sociale? E’ in una condizione di parità un padre che fatica a mettere insieme i soldi di un affitto o può vedere i figli solo quando non sono impegnati in altre cose?
Sembra più un manifesto ideologico che una descrizione della realtà:è un sogno di “pari opportunità” per donne e uomini che deve trovare una risposta attenta e concreta da parte delle Istituzioni.

Una difficile relazione tra padre e figlia

Una sentenza della Corte di Appello di Lecce ha stabilito che «le esigenze di un bambino possono non coincidere con quelle dei suoi genitori», a proposito del fatto che una ragazzina di 12 anni, abitante con la madre in Salento, rifiuti di vedere il padre abitante a Modena. E’ dal 2006 che il papà non può vedere la figlia. Sembra che il rifiuto della ragazzina sia motivato da una denuncia fatta dall’uomo contro la madre.

Non è da escludere che una ragazzina possa esprimere la volontà di non vedere il padre ma sicuramente occorre chiarire alcuni punti:

a) qual era la qualità della relazione con il padre prima della separazione?
b) la madre si è astenuta dal mettere in atto comportamenti pregiudizievoli a danno dell’ex-coniuge?
c) si è la madre attivamente impegnata a favorire il rapporto della figlia con il padre?
d) ha avuto il padre la concreta possibilità di costruire (o ricostruire) il rapporto con la figlia?

Occorre comprendere i motivi per cui la ragazzina non vuole vedere il padre; magari può essere opportuna una terapia famigliare …
Credo sia da rigettare l’assunto: dato che la figlia vuole così, sia per sempre così!
Non solo il papà ha il diritto (salvo situazioni gravi) di vedere la figlia, ma anche la figlia ha il diritto di avere un rapporto significativo con il padre. L’esercizio di tale diritto deve essere agevolato da parte di tutti gli adulti coinvolti.

Costituire una nuova famiglia

Come si possono comportare due persone separate che intendono costituire una nuova famiglia composta dai figli di prime nozze?  Quali atteggiamenti avere con i bambini e come creare un clima sereno?

Ogni situazione è a sè stante. In generale tuttavia si possono dire alcune cose:

a) nessuno può dire come reagiranno i figli, anche se i bimbi piccoli hanno una grande capacità di adattamento. Molto dipende anche da come si è parlato loro della separazione e da come è stato gestito il periodo successivo;
b)  parlare ai figli apertamente e aiutarli ad abituarsi alla nuova organizzazione famigliare, senza imposizioni e senza bruciare le tappe. E’ auspicabile un “tirocinio” nel quale i bambini possono intanto conoscersi tra loro e conoscere il nuovo compagno/la nuova compagna di mamma e papà;
c) è parimenti importante aiutare a non confondere i ruoli degli adulti coinvolti: i bimbi hanno e avranno sempre ciascuno un papà e una mamma (non due papà o due mamme);
d) se è possibile, si fa il bene dei figli e il proprio bene se si rispetta e si agevola la funzione genitoriale dell’ex-coniuge;
e) infine, non chiedere al compagno/a di assumere il ruolo genitoriale che non gli/le compete (un ruolo educativo sì, perchè è proprio di ogni adulto nei confronti di minori).

I bambini hanno bisogno di certezze.

La certezza dell’affetto di papà e mamma, che non verrà meno con la costituzione della nuova famiglia.  La possibilità di continuare a frequentare i nonni, gli zii e tutte le persone affettivamente significative. Riguardo a questo devono essere sempre rassicurati.

La certezza di un ambiente famigliare che sia costruito tenendo conto delle loro esigenze. I bambini non hanno infatti bisogno di una casa più bella, ma di un ambiente a loro misura.

La certezza del loro mondo relazionale: scuola, amici, spazi di gioco dovranno essere il più possibile conservati e semmai arricchiti da nuove persone ed esperienze.

Il calamaro e la balena

E’ un film di qualche anno fa che ho visto ieri sul digitale terrestre. Narra della vicenda separativa di due scrittori (in declino lui, in grande ascesa lei) e delle relazioni con i figli. Il tutto sembra abbastanza scontato. Emerge tuttavia stridente il contrasto tra l’autocompiacimento della cultura degli intellettuali (del padre soprattutto) e i disastri educativi prodotti sui figli, tragicamente schierati.

I figlio più piccolo si dà alla birra, il più grande pasticcia nelle relazioni affettive e spaccia per sua una canzone dei Pink Floyd. Nel frattempo i genitori, con la coscienza a posto per avere deciso l’affidamento congiunto, si dedicano ai loro interessi.

I figli-calamari non possono che essere schiacciati da genitori-balene e così i danni iniziano ben prima della separazione.

Una nota comica: nell’accordo di separazione non si era pensato al gatto. Cosa fare? Anche per lui una sera da uno e una sera dall’altra! Un giorno il micio tenta di scappare: come biasimarlo?

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