L’oscena indifferenza

Il professor Ilvo Diamanti racconta, con una prosa che ricorda il tracciato di un elettrocardiogramma, l’incontro personale con il dolore, anzi uno dei più letterari dei dolori: il male di cuore. Racconta per non dimenticare. Racconta – superando il pudore che un sociologo può sperimentare nell’analizzare non i fatti pubblici ma, una volta tanto, le proprie cose – affinché gli altri, tutti, si rendano conto che nulla avviene per caso e che se uno ha la fortuna (definiamola così, per comodo) di sopravvivere, non può e non deve più essere quello di prima. Dopo, una volta ri-nati, pesa di più la superficialità delle relazioni, alla quale invece si fa l’abitudine. Dopo, ci si rende conto maggiormente della preziosità delle persone che ti vogliono bene e alle quali se ne vuole.
Nulla di più salutare quindi, per entrare dentro se stessi, del ticchettio di una macchina alla quale si è collegati? Scongiurando questa eventualità, ben venga l’aprire gli occhi su ciò che ci circonda, per allontanare da noi l’ «oscena indifferenza». C’è da augurarsi che altri “mali di cuore”, fisici e spirituali insieme, come per esempio il dolore di chi è stato abbandonato o si è sentito tradito dalla vita, possano portare al medesimo risultato.
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Commenti su: "L’oscena indifferenza" (3)

  1. francesca ha detto:

    ovviamente..purtroppo per la malattia e perfortuna perchè si sono aperti gli occhi.
    p.s. nel frattempo, ho letto l’articolo e lo condivido in pieno.
    Purtroppo e per fortuna…

  2. francesca ha detto:

    purtroppo è vero..certi incontri ravvicinati con la malattia, con la sofferenza propria e altrui..i soggiorni in ospedale..gli eventi che ti fanno capire che il tuo presente non è scontato, o perlomeno tale non è il tuo futuro..ti fanno aprire gli occhi, vedere tutto in una diversa prospettiva.
    A volte mi domando che persona sarei ora se non avessi avuto certi “incontri ravvicinati” in passato.
    Non ho letto l’articolo del professore, penso che lo farò.
    Ma su questa cosa, ho spesso pensato e riflettutto.
    L’incontro con il dolore, proprio o altrui, rende migliori?
    o proprio il dolore e la sofferenza, ci rendono più uguali e meno egoisti?
    Più attenti agli altri?
    Non so. Sono domande che mi pongo ogni tanto.
    Penso che sia così…purtroppo o perfortuna..

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