Lo stereotipo che le famiglie di oggi fatichino molto ad esercitare la propria responsabilità educativa sembra oramai consolidato. Tale difficoltà consisterebbe per esempio nell’incapacità di porre regole chiare ai propri figli e soprattutto nel non farle rispettare; altro elemento la scarsità di tempo da dedicare alle attività con i bambini. La fortunata trasmissione televisiva “Sos Tata” mostra proprio la lotta quotidiana di papà e mamme alle prese con figli “indiavolati”, che alla fine si rivelano essere semplicemente persone bisognose di attenzione e cura (detto tra parentesi: finalmente una trasmissione utile che, purtroppo, non appartiene al palinsesto della tv pubblica).
Spesso sono gli insegnanti che si lamentano dell’inadeguatezza dei genitori, ma i genitori cosa pensano di sé? Si guardano allo specchio per interrogarsi su potenzialità e limiti del loro intervento educativo?
Una recente indagine dell’università di Bologna ha cercato di porsi in ascolto del punto di vista dei genitori di bambini da 0 a 6 anni, attraverso questionari e focus group. Tra i vari elementi emerge uno squilibrio tra l’ impegno delle madri e quello dei padri. Questi ultimi avrebbero una minore disponibilità di tempo da dedicare ai figli; il loro poco tempo sarebbe contrassegnato unicamente dal gioco e dalle coccole e si defilerebbero dall’affrontare questioni problematiche. Le madri invece assumerebbero l’onere di dirigere il menage domestico svolgendo quasi completamente funzioni normative e di contenimento.  In base a quello che dicono di sé, le mamme sarebbero – certo non per loro scelta – “educatrici più normative, in alcuni casi più direttive, meno ludiche e concilianti, più nervose e stressate, sempre concentrate sull’efficienza da produrre e da pretendere”.

Per approfondire l’argomento: Gigli Alessandra, “La parola a mamme e papà: cosa pensano i genitori della propria efficacia educativa e dei bisogni delle famiglie”, Ricerche di Pedagogia e Didattica, Vol 5, No 1 (2010).


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