Hikikomori

Interessante mostra fotografica presso l’ex-ospedale S. Agostino a Modena. Nella mostra è inserita la proiezione di un breve filmato di Francesco Jodice su un fenomeno sociale giapponese assai preoccupante. Gli Hikikomori (parola che significa “nascondersi nel proprio guscio”) sono i giovani (soprattutto maschi) che che si chiudono in casa e rifiutano ogni contatto reale con l’esterno. L’attenzione è assorbita totalmente da computer, videogiochi, chat (si è Otaku, cioé “interessati a una sola cosa”). Nelle interviste alcuni giovanissimi affermano che comunicare è difficile e incontrare persone nuove fa stare male. Si ha paura del mondo di fuori. Molto meglio stare nella propria camera, anche se si è tristi e soli, senza sapere cosa fare della propria vita. A volte si dà colpa agli altri, dai quali non si riceve sufficiente aiuto e sostegno. Ci si ribella anche ai genitori (in particolare al padre), capaci solo di lavorare come bestie per fare sempre più soldi, disinteressandosi così di quello che i figli fanno. Questi padri pretendono solo che si cerchi un lavoro remunerativo; sono solo capaci di sgridare. In casa non parlano e insegnano in questo modo a non reagire davanti agli eventi.
I giovani di cui stiamo parlando preferiscono dormire, perché “è più confortevole”. Rabbia ed emozioni sono represse. Qualcuno si considera malato, qualcun altro afferma che tutti i coetanei “nascondono un piccolo desiderio di morire”. Una provocazione che supera i 10.000 Km che ci separano da Tokio.

“Tre” – 11 aprile – 30 maggio 2010. Modena, Ex Ospedale Sant’Agostino. Ingresso gratuito.

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