Una sentenza della Corte di Appello di Lecce ha stabilito che «le esigenze di un bambino possono non coincidere con quelle dei suoi genitori», a proposito del fatto che una ragazzina di 12 anni, abitante con la madre in Salento, rifiuti di vedere il padre abitante a Modena. E’ dal 2006 che il papà non può vedere la figlia. Sembra che il rifiuto della ragazzina sia motivato da una denuncia fatta dall’uomo contro la madre.

Non è da escludere che una ragazzina possa esprimere la volontà di non vedere il padre ma sicuramente occorre chiarire alcuni punti:

a) qual era la qualità della relazione con il padre prima della separazione?
b) la madre si è astenuta dal mettere in atto comportamenti pregiudizievoli a danno dell’ex-coniuge?
c) si è la madre attivamente impegnata a favorire il rapporto della figlia con il padre?
d) ha avuto il padre la concreta possibilità di costruire (o ricostruire) il rapporto con la figlia?

Occorre comprendere i motivi per cui la ragazzina non vuole vedere il padre; magari può essere opportuna una terapia famigliare …
Credo sia da rigettare l’assunto: dato che la figlia vuole così, sia per sempre così!
Non solo il papà ha il diritto (salvo situazioni gravi) di vedere la figlia, ma anche la figlia ha il diritto di avere un rapporto significativo con il padre. L’esercizio di tale diritto deve essere agevolato da parte di tutti gli adulti coinvolti.

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Commenti su: "Una difficile relazione tra padre e figlia" (4)

  1. Stefania Cardinale ha detto:

    sono figlia di genitori separati ormai quarantacinquenne….quello che una madre puo fare è drammaticamente vero!!!!!io con una personalità forte ho sofferto meno e mi sono salvata in corner,ma mio fratello si è perso del tutto!!!!!e per amor di cronaca posso testimoniare anche in base all’esperienza di mio marito al quale è stata negata la possibilità di conosere la figlia perchè dopo i 7 anni come qui descritto la bambina ha deciso di non vedere piu il padre ed anche i nonni ed i qugioni insomma tutta la famiglia di Origine del padre…ed in questa ci siamo anche noi..cioè io e le 2 bimbe..mi chiedo comunque ora la ragazza ha 22 anni ma è possibile che tutt’ora non riesca a reagire di cuor suo perlomeno con i nonni tornando a cercarli?????quanto è stata deviata psicologicamente???il padre per ora da qualche mese lo rivede perchè si è iscritta all’università e serve un aiuto economico…ma nulla di piu…cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro???
    Stafania

    • Sono molte le sofferenze dei figli di separati, sofferenze che spesso permangono nell’età adulta. Il trascorrere del tempo infatti non è sufficiente per lenire le ferite; occorre sapere chiedere aiuto e trovare persone disposte ad aiutare. Quindi, sì: è possibile che una ragazza di 22 anni non riesca ancora a reagire.
      Da parte dei padri l’essere cercati solo come “bancomat” è motivo di grande sofferenza. Vorrebbero essere per i figli, non solo perché danno ma perché sono.
      Tuttavia, il dare e in particolare il dare per l’istruzione appartiene al compito nobile e paterno del “prendersi cura”. E forse, tra una richiesta e l’altra, vi sarà anche la possibilità di scoprire il padre come persona.

  2. Anonimo ha detto:

    Spesso la magistratura per ignoranza o presunzione non esamina adeguatamente, o affatto, le cause che inducono un bambino, più spesso una bambina, a rigettare il padre separato; sovente si ignora quella che è la causa senz’altro più frequente ossia la sindrome di alienazione genitoriale (PAS), o s. della madre malevola o del padre interdetto. Comunque, a quali di queste sindromi si voglia fare riferimento, sta di fatto che l’alienazione genitoriale (salvo particolari e rari comportamenti diseducativi del padre) è solo indotta da una seria manipolazione materna (o della stessa familiare) sul bambino che può essere sia subdola sia palese. Di ciò dovrebbero essere a conoscenza i Giudici che, per un semplice motivo di sviluppo psichico, il comportamento ostativo del figlio verso il padre avviene solitamente dopo i sette anni in quanto prima il cervello non raggiunge un adeguato sviluppo cognitivo tale da permettere all’infante di sviluppare ferme alleanze (conflitto di lealtà).
    Pertanto il vero rimedio di questi atteggiamenti contro il padre, nelle forme gravi, è certamente l’immediata inversione dell’affidamento del bambino, che potrà quindi essere sanato da questa forma morbosa capace, anche dopo pochi anni, di rendere l’individuo affetto da seri disturbi psichici (s. paranoiche, etc.)

    • In una recente sentenza della Corte di Cassazione (sentenza n. 34838), depositata l’8 settembre 2009 i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che era stata condannata in secondo grado dal Tribunale di Genova per avere impedito all’ex coniuge di vedere la figlia di cinque anni, ignorando con dolo le decisioni presidenziali adottate in sede di separazione (ex art. 388 del codice penale, comma 2). Il motivo addotto dalla donna era che la bambina stessa si rifiutava di vedere il padre.
      Nella sentenza di appello si parlava di “un lampante e radicato comportamento ostile” della donna nei confronti dell’ex-marito che si è tradotto “nella deliberata volontà di condizionamento della piccola figlia della coppia”. Si fa riferimento anche al parere della consulente psicologica di parte che affermò: “l’unico obiettivo della madre è quello di annullare la figura paterna …”. Qui è chiaro il riferimento alla alienazione genitoriale (parlare di vera e propria sindrome è argomento ancora discusso in seno alla comunità scientifica). Credo sia giusto valutare la possibilità di un “programma” contro il padre, soprattutto se i rapporti dell’uomo con i figli erano affettuosi in costanza di matrimonio. Si deve anche considerare tuttavia come “normale” un’ostilità nei confronti del genitore che se ne va di casa, che potrà esssere rielaborata con il tempo. Nello stesso tempo deve essere valutata la possibilità di motivazioni oggettive che possono causare quell’ostilità.
      In sintesi, la parola d’ordine è valutare (sono d’accordo su una necessaria maggiore preparazione di tutti i professionisti coinvolti), mettendo da parte ogni pre-giudizio.

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